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Sabato 23 aprile a Torino è in programma la proiezione di “Vento, l’Italia in bicicletta lungo il fiume Po“, diretto da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia.
Un road movie su due ruote tra città d’arte, paesaggi e persone. Il diario di un viaggio di otto giorni, necessari a cinque progettisti del Politecnico di Milano per attraversare l’Italia in bicicletta, seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia. 630 km. Il loro intento è dimostrare la fattibilità di quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe migliaia di nuovi posti di lavoro e sviluppo sostenibile, al costo di soli 2 km di autostrada. Un viaggio dalle Alpi all’Adriatico attraverso quattro regioni e lungo tutta la Pianura Padana, è l’occasione per raccontare un pezzo d’Italia da una prospettiva inedita.

Abbiamo intervistato uno degli autori, Stefano Scarafia.

Come e quando è nato il progetto del documentario?

Vento è nato 2 anni e mezzo fa, da tre autori (io, Pino Pace e Paolo Casalis). Pino lesse un articolo sul progetto, andammo a Milano a una conferenza di presentazione e sentendolo raccontare abbiamo subito capito che poteva essere interessante farne un documentario.
Ci affascinava in particolare l’idea di un percorso che univa in orizzontale tutta l’Italia, lungo il fiume, attraversando la pianura e passando per città d’arte. Il tema del viaggio ci ha affascinato, percorrendo gli oltre 600 km in bici.
Abbiamo seguito per una settimana i nostri quattro protagonisti, dalla partenza all’arrivo del loro viaggio dimostrativo (volevano rendere evidente sia la fattibilità sia le potenzialità del progetto, senza dimenticare di sottolineare quali avrebbero potuto esserne le esigenze). Abbiamo cercato di girare il più possibile, e alla fine avevamo circa 14-15 ore di materiale: in circa due mesi di post-produzione abbiamo poi completato il tutto.

Il percorso di “Vento” è stato lungo.

Vero, abbiamo fatto moltissime proiezioni un po’ in tutta Italia, principalmente al nord, alcune in eventi più scientifici, in conferenze, altre in appuntamenti più cinematografici.
E’ servito molto a loro per presentare il progetto, e ne siamo contenti. Oggi è anche disponibile per la vendita in dvd.

A che punto è il progetto della pista ciclabile?

Credo stia andando molto bene, il Governo pare abbia stanziato i finanziamenti necessari alla realizzazione della ciclopista, è un grosso successo. Sembrava utopia!

Prossimi progetti?

Stiamo scrivendo un paio di nuovi lavori, un corto di fiction ambientato lungo un fiume, la storia di due bambini (l’ispirazione è data dal viaggio che abbiamo fatto con Vento!), e una fiction che sto scrivendo con Paolo Casalis da trarre da un nostro vecchio documentario girato qualche anno fa, un progetto più ambizioso che richiederà tempo.

21/04/2016, 09:29

Carlo Griseri

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progetto vento

TORINO – Il prossimo 7 giugno parte da Moncalieri ilVENTO bici tour 2014,la pedalata dimostrativa da Moncalieri sino a Venezia lungo il corso del Po, già effettuata nel 2013 dal Politecnico di Milano con lo scopo di promuovere il Progetto VENTO, la ciclovia VENezia – TOrino. “La grossa novità di quest’anno”, dice il consigliere Roberto Guardini , promotore e referente territoriale verso il progetto VENTO, “ è l’aver spostato la partenza del tour da Torino a Moncalieri, dove abbiamo anche inserito una tappa di Prologo e di festa, il VENTO day. Questa decisione, che abbiamo assunto in una recente riunione con il Politecnico e le principali città coinvolte, da Torino a Venezia, premia l’efficace attività di promozione al progetto svolta da Moncalieri, Capofila dell’area sud ovest che nel gennaio scorso ha portato 40 comuni alla sottoscrizione del Protocollo di Intesa VENTO costituendo un importante gruppo di coordinamento territoriale. Il prologo del tour sarà movimentato dalla partecipazione di gruppi di bikers provenienti dai comuni dell’Unione Montana dell’area Monviso e da varie città del territorio per lanciare una staffetta simbolica dalle sorgenti del Po sino a Venezia , facendo fulcro a Moncalieri , ormai da tutti riconosciuta come città cardine della futura dorsale ciclabile”.

Il VENTO day si terrà venerdi 6 giugno al Giardino delle Rose e coinciderà con l’apertura della stagione Moncalieri Estate 2014, gestita dalla Proloco cittadina. Per l’occasione sarà esposta la mostra itinerante “VENTO si racconta”, a cura del Politecnico di Milano. Vi sarà anche un momento istituzionale con la presenza dei sindaci, la conferenza stampa alle 17,30, la firma del Protocollo di IntesaVENTO da parte dei comuni dell’area del Monviso. La festa vera e propria inizierà alle 19 con cena , intrattenimenti musicali e danze dei Gruppi Arabesque e Treedanza sino alle 24.
La partenza del tour per Venezia avverrà la mattina seguente, sabato 7 giugno alle 9,15, sempre dal Giardino delle Rose, preceduta dai saluti del Sindaco.
Gli eventi delle due giornate vedranno la partecipazione dei gruppi ciclistici di : Paesana e comuni del Monviso,Saluzzo, Santena, Savigliano,Villafranca Piemonte (Associazione Amici del Po),S.C. Piossasco A.S.D.,FIAB Torino,Gruppo Polesani Fameja di Nichelino, sindaci, assessori, consiglieri e cittadini che vestiranno per l’occasione i panni di ciclisti pedalando al seguito di VENTO sino a Torino”

 da Ilmattinoditorino.it

7 Giugno Trino Vercellese
Ore 20:30, Palazzo Paleologo, Piazza Garibaldi

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10 Giugno – Cremona

Il film verrà proiettato in occasione del passaggio del Vento Bici Tour 2014 a Cremona, alla presenza di uno dei tre registi

Vento

Martedì 10 giugno, gran festa a Cremona in occasione della tappa di VENTO, progetto di una dorsale cicloturistica da VENezia a TOrino lungo il fiume Po, passando per Milano EXPO 2015.
Il programma inizia con il convegno con focus sul cicloturismo per terminare con un “speciale guest” di Frankie hi-ngr mc.
L’evento è organizzato e sostenuto da Comune di Cremona, Provincia di Cremona, Parco del Po e del Morbasco, Camera di Commercio di Cremona, in collaborazione con FIAB, MAC e Associazione strada del Gusto Cremonese.

Il programma della giornata (a parte la proiezione del film, per la quale non abbiamo ancora un orario certo!) è il seguente:

  • ore 15:00 Convegno Cicloturismo: opportunità di sviluppo economico per il territorio
  • ore 16:30 Raduno dei ciclisti in Piazza Stradivari e pedalata collettiva verso il Parco al Po
  • ore 17:00 Merenda al MAC in collaborazione con La Strada del Gusto Cremonese presso il MAC (Via Lungo Po Europa, 5)
  • ore 18:15 Pedalata dalla MAC a Piazza Stradivari
  • ore 19:00 Evento pubblico in Piazza Stradivari: “speciale guest” Frankie hi-ngr mc.

11 Giugno – Carmagnola (TO)

(sotto, la locandina della serata: la proiezione, alla presenza di uno dei registi del film, sarà anticipata da un “prologo” in bicicletta)

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Scriviamo a un anno esatto dall’inizio del primo Vento Bici Tour, e quindi dalle prime riprese del film “Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po“.
Un anno fa a quest’ora, se la memoria non ci inganna, eravamo a Venaria (TO) per l’anteprima (prologo, in termini ciclistici) del tour del Politecnico, e il giorno dopo saremmo partiti insieme alla spedizione del Politecnico di MIlano da un affollatissimo bike pride organizzato a Torino, nel Parco del Valentino.
E’ tempo di tracciare un primo bilancio, fortunatamente molto positivo: il film, uscito ormai da circa 3 mesi, ha riscosso un notevole interesse degli appassionati e di un pubblico generalista molto ampio (sì, perchè per fare 10 km di cicloturismo non è necessario avere i muscoli di Eddy Merckx!).
In queste settimane abbiamo girato l’Italia per promuovere e fare vedere il documentario: Ferrara, Piacenza, Taglio di Po, Alessandria, Milano, Torino, Padova, Saluzzo, Carmagnola… sono solo alcune tra le città in cui abbiamo presentato o presenteremo il film.
Per festeggiare l’anniversario di Vento e l’ormai prossima festa del 2 giugno, vi regaliamo un breve estratto dal film (clicca sull’immagine per vederlo)

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Vuoi vedere per intero “Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”? Visita questa pagina e scopri come ricevere il dvd o guardare il film in streaming.

Vuoi organizzare anche tu una proiezione del film nella tua città/circolo/associazione sportiva?
Contattaci alla mail film.vento@gmail.com

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Abbiamo parlato più volte di Vento, la ciclabile dei desideri che potrebbe correre lungo il Po da Torino fin quasi al delta, per svoltare poi verso la fine a nord, verso Venezia. “Potrebbe” perché il tracciato più o meno c’è, si tratta dell’argine maestro del nostro fiume più lungo, che talvolta cede il passo all’argine golenale e talaltra alle strade minori che corrono per l’Italia, ma è segnato male, in certi tratti sparisce nelle campagne o accade di pedalare chilometri lungo un terrapieno costruito per difendere un gruppo di case che si avvita su se stesso.

Ma l’idea, che è nel cuore di tanti cicloviaggiatori e da qualche anno è la battaglia di un pugno di docenti del Politecnico di Milano, non muore e chissà che nuovi equilibri politici non possano portare alla sua realizzazione. Ieri sera all’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo è stato proiettato il diario di viaggio per immagini della discesa in bicicletta effettuata lo scorso anno da chi si sta impegnando per la ciclabile del Po: Paolo Pileri in prima fila, che insegna Tecnica e pianificazione urbanistica, e i suoi ricercatori Alessandro Giacomel, Diana Giudici e Chiara Catarozzolo, cui si è aggiunto Ercole Giammarco. Il film è di Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia. Appunti visivi di un progetto in divenire che potrebbe essere la ciclabile più bella d’Europa, non dovesse mettere d’accordo quattro regioni e una miriade di province e comuni. Non che i quasi settecento chilometri del percorso non si possano fare, anzi così sono un’avventura da dipanare in sette-otto giorni, perdendosi regolarmente ogni tot di ore. La bicicletta permette anche questo, ma così Vento non diventerebbe mai la base di un progetto più grande che rimette in moto l’economia rivierasca, un po’ com’è accaduto lungo il Danubio o sull’Elba, in Germania.

di Carlotta Givo
da Digitasaluzzo.eu

Tutto comincia nel 2012, all’interno del Politecnico di Milano dove l’Ingegner Paolo Pileri e il suo team immaginano una nuova struttura per il cicloturismo mai vista o sviluppata prima in Italia: una dorsale cicloturistica che si dispiega lungo il fiume Po per 630 km.
Si chiamerà VenTo, dal nome delle due città ai margini della ciclovia, Venezia e Torino, e stando ai precisissimi calcoli dell’Ing. Pileri e del suo team, potrebbe generare, se realizzata a rigore, circa 2000 nuovi posto di lavoro.
Non è la prima volta che in questo spazio ci soffermiamo a parlare delle revenue che l’Italia potrebbe originare investendo sul turismo e aprendosi alle nuove forme di turismo ecosostenibili, e non sarà l’ultima, perché è un argomento che ci sta a cuore e sul quale la Città di Saluzzo, entrata ufficialmente nel progetto VenTo, sta investendo molto.
VenTo, oltre a raccogliere (non senza oneri), l’attenzione del delle Amministrazioni Pubbliche, conquista anche i privati cittadini, molti dei quali decidono di impegnarsi in prima persona nella promozione del progetto.

È il caso di Stefano Scarafia, Pino Pace e Paolo Casalis, i tre cineasti piemontesi autori di VenTo il film: il documentario girato in occasione del viaggio di otto giorni in quindici tappe organizzato e vissuto dall’Ing. Pileri e dal suo team.

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In previsione della proiezione del documentario all’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo , fissata martedì 13 maggio 2014 alle 20:30, abbiamo raggiunto i tre autori per farci raccontare qualcosa in più dell’esperienza, ma soprattutto per conoscerli meglio.
Legati da un’amicizia di lunga data, gli architetti di formazione e registi di professione Stefano Scarafia (che pure coltiva parallelamente l’attività di architetto lavorando per uno studio associato) e Paolo Casalis, incontrano per caso (pare la sinossi di una commedia) lo scrittore di libri per ragazzi Pino Pace: ed è subito collaborazione.
«Un giorno Pino, che ho conosciuto durante un workshop sul cinema documentario nel quale eravamo entrambi partecipanti – racconta Stefano – incomincia a farneticare di una certa zanna d’elefante in gesso che avremmo dovuto farci costruire, e pagare naturalmente, per partecipare a un concorso cinematografico di creazione. Si trattava del Piemonte Documenteur Filmfest: un festival assolutamente fuori dagli schemi tutto improntato sul falso documentario, che si svolge ogni anno in sei valli montane del Piemonte. Ubriacati dal suo entusiasmo e dalla sua ars oratoria, ci siamo lasciati trascinare, più che volentieri in verità, nell’avventura, e sotto il nome collettivo di Surus abbiamo girato un mockumentary, cioè una balla clamorosa ma raccontata come se fosse un documentario “vero” (qualsiasi cosa significhi la parola vero). Il film di 10 minuti si intitolava Il passo dell’elefante e raccontava lo scompiglio creato in un paese di montagna dal ritrovamento di una zanna appartenuta a uno degli elefanti del condottiero Annibale. Il nostro Elefante ha vinto il primo premio e da allora, pur seguendo separatamente altri nostri progetti, abbiamo cominciato a lavorare insieme»

«Abbiamo caratteri diversi, – interviene Pino – ogni tanto c’è qualche frizione, ma gli autori sono quasi sempre predatori solitari e metterne d’accordo tre è un piccolo miracolo. Alla fine, però, continuiamo a buttarci in progetti collettivi perché ci pare ci sia una complementarietà di sguardi che arricchisce i prodotti e mette d’accordo sempre i tre diversi punti di vista»

 «In caso di controversie, – lo interrompe Paolo, il più impetuoso del gruppo – l’ultima parola spetta a Pino: è il più vecchio e dunque il più saggio e preparato…»

Si scambiano uno sguardo pieno di ironia, Pino manda delicatamente a quel paese Paolo e noi ci sentiamo spettatori muti di una sit-com naturale che chiunque seguirebbe divertendosi un sacco.

Durante la chiacchierata, che prosegue tra battute, frecciatine e occhiate complici, scopriamo che Paolo è un ciclista indomito, di quelli che macinano tanti chilometri e non temono le salite (anzi, se le va pure a cercare!); Pino è un ciclista urbano, un pedalatore tranquillo e assiduo; mentre Stefano, che lavora tra Torino e Bra, ha poche occasioni per saltare in sella e così, suo malgrado, lo etichettiamo come ‘il ciclista del dì di festa’.

Da buon ‘ciclista del dì di festa’, Stefano non ricorda come fosse la prima bicicletta che ha posseduto. Pino, ci racconta invece una ‘straziante’ storia di traumi infantili: mentre i compagni di gioco possedevano potentissime biciclette da cross, lui se ne andava a zonzo su una modesta Graziella, già poco virile e aggressiva fin dal nome.

«Li ho invidiati molto, lo ammetto. Poi però, oggi, quegli stessi compagni sono passati ai SUV mentre io sono legatissimo alla mia tranquilla bici da strada, una pieghevole. Non tutti i traumi vengono per nuocere»

Paolo l’ardimentoso, ci racconta invece del suo ‘scassone’ con le rotelle che decise, un giorno, di togliere all’improvviso. Ovviamente non lo fece per sperimentare un primo innocuo giretto sull’asfalto, troppo noioso! Pensò bene, piuttosto, di lanciarsi giù da una ripida con tanto di ghiaia. La sorella, sedotta dall’impresa, lo seguì a ruota: lei cadde e si sbucciò le ginocchia, lui rimase ovviamente in piedi e intatto.

«Credo di aver deciso in quel momento di preferire le due alle quattro ruote. La mia bici attuale è una Pinarello da corsa, tutta nera, con tanto di scritta “fatta in italia”. Niente di clamoroso, ma io ne vado molto fiero!»

Come sono incappati su VenTo l’ardimentoso, l’urbano assiduo e il ciclista del dì di festa?

Naturalmente grazie a quel lettore vorace e onnivoro di Pino Pace che, letto un articolo su un giornale a pochi giorni dalla partenza della spedizione del gruppo dell’Ing. Pileri, ha incominciato a organizzare, da buon preparatore atletico di idee, il team. Un team di capitani (se non coraggiosi, quantomeno allenati) senza gregari, come ci tengono a sottolineare.

«Con così poco preavviso è difficile parlare di vera organizzazione. Abbiamo avuto giusto il tempo di infilare nei borsoni un paio di cambi di biancheria, una maglia pesante, una cerata e di armarci di due PC e due telecamere; – a parlare è Stefano – non conoscevamo i partecipanti, né i luoghi che avremmo attraversato. Avevamo un’idea molto vaga di cosa sarebbe successo, per questo dovevamo capire cosa riprendere e cosa no, momento per momento»

« Il viaggio è durato 9 giorni, – dice Pino – durante i quali abbiamo percorso quasi 700 chilometri. Ci piacerebbe raccontarvi che ce li siam fatti tutti in bicicletta, ma sarebbe un mockumentary, magari il prossimo che gireremo. In verità, siamo partiti con una station wagon su cui abbiamo caricato tutta l’attrezzatura per le riprese, i bagagli e i crackers sbriciolati senza cui Paolo non va da nessuna parte. Dietro alla macchina abbiamo appeso la bicicletta di Paolo, una vecchia mountain bike (roba di 20 anni fa) che ha usato per fare alcune delle riprese più belle del film»

«Viaggiando su quattro ruote, – si inserisce nuovamente Stefano – cercavamo di anticiparli, oppure di affiancarli con l’auto: e non sempre la cosa è stata facile. La spedizione del Poli non aveva un appoggio logistico, per cui abbiamo spesso trasportato noi il materiale, e a volte anche le persone, come si vede nel film. L’auto l’abbiamo abbandonata del tutto solo a Chioggia e tutti e tre abbiamo pedalato insieme alla spedizione di VenTo sull’isola di Pellestrina, tra l’Adriatico e la Laguna di Venezia. Bei posti»

Quando chiediamo loro se vi siano stati momenti di sconforto, ci rispondono così:

«Abbiamo fatto un viaggio sotto adrenalina quindi parlare di scoraggiamento è difficile. Soltanto il primo giorno, tra Torino e le pianure del riso, il gruppo del Politecnico scompariva dalla nostra vista per delle ore. Se va avanti così portiamo a casa due ore misere di girato, ci siamo detti. Poi invece le strade sono diventate più semplici, oltre che più larghe, e le cose sono migliorate»

«La parte migliore dell’esperienza, – racconta Pino – sono le scoperte che abbiamo fatto, a partire dal gruppo del Politecnico di Milano: personalità molto diverse a cui si aggiungevano spesso comitive di ciclisti che ci accompagnavano per brevi tratti. Arrangiarsi, trovare il tempo per mangiare, una branda su cui gettarsi a notte fonda (dopo aver trattato all’ultimo euro con gli osti, visto che la produzione era squattrinata), gli incontri inaspettati… E i paesaggi, che avevamo sempre percorso a velocità elevate su autostrade e ferrovie, visti da vicino e in modalità lenta, diventano tutta un’altra cosa. Sono posti molto belli, un po’ abbandonati, a tratti malinconici: andrebbero riscoperti!»

Con 9 giorni di viaggio, 700 chilometri percorsi, 30 ore di girato su diversi supporti che vanno dalla telecamera professionale al cellulare, VenTo, una produzione interamente indipendente della Stuffilm di Bra e della Bodà di Torino, è diventato un road-movie a tratti serissimo, a tratti scanzonato.

«Non c’è Licia Colò, – dice Paolo – ma siamo ben in tre a sostituirla!»

Il film (che è anche un e-book edito da Zandegù), sta uscendo in diverse sale cinematografiche, soprattutto lungo il corso del Po da Torino a Venezia, ma non solo, e sta avendo un grande successo di pubblico, tanto che gli autori sono ora alla ricerca di un distributore televisivo.

Tuttavia, come un vero Giro d’Italia fatto di tappe, gli autori ci confidano che questa è stata soltanto la prima.

«Il gruppo del Politecnico si appresta a ripartire, sullo stesso tragitto e abbiamo intenzione di prenderla un po’ più alla larga: partire con loro per poi andare a scoprire e raccontare tutte quelle realtà che abbiamo solo sfiorato seguendoli. Ci sono cose molto particolari: uomini e donne che si dedicano a attività molto interessanti, paesaggi poco visti, deliziose cose da mangiare e da bere, personaggi bizzarri. Questa volta, però, basta partenze alla garibaldina: molto eccitanti, ma si rischia anche di rimanere feriti»

Prima di congedarli, chiediamo se c’è una domanda che nessuno, nelle interviste, rivolge mai loro.

Pino, non ha dubbi, la domanda che manca sempre è:

«Avete bisogno di soldi?» 

Dal fianco si leva immediatamente la voce di Paolo:

«Sì»

Vi consigliamo di seguire le imprese di questi tre unici registi attraverso i link legati al progetto (il sito del film, Facebook e Twitter) e di condividere con i vostri amici e conoscenti la loro storia, invitando tutti a vedere il documentario martedì 13 maggio 2014 alle 20:30 presso l’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo.

I posti sono tanti, l’ingresso è gratuito e noi ci aspettiamo il pienone!

 

Martedì 13 maggio alle ore 20.30, presso l’Antico Palazzo Comunale

 

Martedì 13 maggio alle ore 20.30, presso l’Antico Palazzo Comunale di Saluzzo, si terrà la proiezione del film Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po.

Vento è il diario di un viaggio lungo otto giorni, quelli necessari a cinque progettisti per attraversare l’Italia in bicicletta seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia.

630 km per dimostrare la fattibilità di quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe migliaia di nuovi posti di lavoro, green economy, sviluppo sostenibile, al costo di soli 2 km di autostrada.

Un viaggio dalle Alpi all’Adriatico attraverso quattro regioni e lungo tutta la Pianura Padana, che diventa l’occasione per raccontare un pezzo d’Italia da una prospettiva inedita. Un road movie su due ruote tra città d’arte, paesaggi e persone profondamente cambiati in questi ultimi 50 anni.

Ingresso libero

da salviamoilpaesaggio.it

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Metti che un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, guidati da Paolo Pileri, abbia un progetto di sviluppo economico e territoriale e che questo progetto sia una sorta di ciclovia lunga oltre 600 chilometri, a seguire il Po da Torino a Venezia: non è questa una delle vere “Grandi Opere” utili per il nostro Paese?

VENTO è una ciclovia? No, VENTO è sviluppo. Un sano e verde sviluppo.
VENTO ha la forma di una ciclovia, ma non lo è. VENTO è un progetto di sviluppo, una concreta e stabile occasione di occupazione e rilancio economico dei territori attraversati (e non solo loro). Questo è VENTO. Questa è una ciclabile lunga.
Andare in bicicletta non è uno sfizio di qualcuno o un capriccio di categoria, ma è uno dei modi per muoversi, viaggiare, andare a lavorare e a studiare. Le ciclovie non sono accessori di una società agiata o di una cultura che non ci appartiene, ma sono infrastrutture come le altre idonee per tutte le culture.

VENTO non è un progetto locale, ma un progetto del Paese: sono 679 km di ciclabile, ma sono anche 679 km di green economy, di green jobs e potenziale crescita dell’economia. I 40.000 km di ciclabili tedesche producono 8 miliardi di indotto all’anno, stabilmente. Centinaia di migliaia potrebbero essere i nuovi flussi di turisti lungo VENTO, che diverrebbero il motore per tante economie diffuse e per far ripartire la crescita … vere green economy: aziende agricole (14.000 sono quelle attraversate dal progetto), attività ricettive (300 per ora), attività commerciali (2.000) e tanti cittadini (oltre 1,5 milioni).

In parte VENTO già esiste, in parte bastano un paio di accordi politici e tecnici per utilizzare gli argini e in piccola parte deve essere realizzata e messa in sicurezza. Il tutto si potrebbe fare in tre anni.

Occorrono solo poco più di 80 milioni di euro (lo 0.01% della spesa pubblica annuale; il costo di 1-2 km di autostrada), ma soprattutto l’impegno dello Stato, di 4 regioni, di 12 province, degli enti fluviali, di tutti i comuni, coordinati da un soggetto unico. Il giro di affari annuo è stimato in due volte l’investimento iniziale. Per sempre.

Ma VENTO non si ferma qui e potrebbe crescere collegandosi con altre ciclabili (quella del Brennero-Peschiera-Mantova, la Torino-Nizza, Mantova-Ferrara-Adriatico, etc.) e raddoppiando sulla sponda opposta del Po. Sono infinite le potenzialità. Ancora più infinite se si pensa che VENTO è collegato al Treno e alla navigazione fluviale.

VENTO è paesaggio, sviluppo, beni culturali, ambiente, agricoltura, fiume, natura, città, piccoli comuni, cibo, tipicità, sole, vento, salute, lavoro, futuro.

VENTO è anche Eurovelo. VENTO è anche Bicitalia. La realizzazione di VENTO andrebbe a soddisfare una richiesta europea da un lato e ci metterebbe in collegamento con gli altri paesi.

VENTO è un’infrastruttura che si porta dietro innovazione e benefici; vuole dire a tutti noi che un piano infrastrutturale nazionale che si candida a sostenere lo sviluppo del Paese in questa particolare congiuntura, deve farsi portatore di una nuova cultura, di una svolta. Non possono esserci solo i soliti ingredienti nel nostro futuro: autostrade, strade, trafori, ferrovie veloci, piattaforme logistiche. Le grandi ciclovie Europee sono opere per rilanciare lo sviluppo di un paese. Per questo occorre cambiare scala di progettazione e di gestione e stare più in alto.

Non sono forse queste le grandi opere di cui un paese ha bisogno?

Maggiori informazioni le trovate qui, dove potrete anche prenotare il vostro dvd.

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Tre registi, venuti a conoscenza della cosa, decidono di farne un film: Pino Pace (scrittore e sceneggiatore, su VENTO ha inoltre pubblicato un ebook), Paolo Casalis (autore de L’Ultimo Chilometro) e Stefano Scarafia (che con Casalis ha realizzato il film Il Corridore, sull’ultramaratoneta Marco Olmo). Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paolo Casalis e quella che segue è la nostra intervista.
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NBM: Come prima cosa volevo chiedervi alcune notazioni tecniche sul film; come siete entrati in contatto con il progetto Vento, come è nata questa collaborazione? quanti giorni di lavorazione tra sopralluoghi e girato? nel film si parla di giornali, radio, persino un ministro: avete avuto difficoltà a trovare finanziamenti?

Paolo: Pino Pace (lo sceneggiatore del gruppo) un bel giorno ha presentato a me e Stefano Scarafia questa idea. fare un film su un gruppo di professori del Politecnico di Milano che da lì a pochi mesi avrebbero percorso oltre 600 Km in bicicletta, per dimostrare la fattibilità (e necessità) di una pista ciclabile tra Torino e Venezia, un progetto cui il gruppo del Prof. Paolo Pileri sta lavorando da anni. Mettetevi nei nostri panni. Non avreste detto anche voi: “Che idea meravigliosa! Facciamolo!” Questa la risposta breve. In realtà da tempo, dopo una prima bella esperienza di lavoro insieme, stavamo cercando di realizzare un altro documentario a tre. Aggiungete che io sono un ciclista praticante (perdonatemi se ne parlo come fosse una religione) e avevo appena finito di realizzare il mio documentario sul ciclismo “L’Ultimo Chilometro”  e che Pino tutti i giorni si fa da San Mauro Torinese a Torino centro in bicicletta, e il quadro è completo. Il passo successivo è stato contattare il Politecnico, e lì abbiamo trovato una sponda formidabile: entusiasmo, disponibilità a partecipare e a mettersi in gioco. Il film è, volutamente, un road-movie in senso stretto: niente soppralluoghi, niente preparazione. Siamo andati da un punto A (Torino) ad un punto B (Venezia) e abbiamo filmato ciò che abbiamo trovato nel mezzo: pianure, risaie, paludi, incidenti tecnici, giornate di caldo sole e di pioggia fastidiosa.  Abbiamo preso tutto quanto gli 8 giorni del viaggio ci hanno offerto e ne abbiamo tirato fuori questo film. Un film che è prodotto da due piccole case di produzione: la Stuffilm di Bra e lo studio Bodà di Torino e che è in parte finanziato da alcuni enti, cui vanno i nostri sinceri ringraziamenti: Il Politecnico di Milano, che fin da subito ha visto nel film uno strumento utile per promuovere l’idea di Vento; il Consorzio di Bonifica di Piacenza; il Comune di Camino (AL) e il Comune di Ferrara. Non pensate a finanziamenti da capogiro: piccoli contributi, importantissimi però per avviare una macchina così complessa come è la produzione di un film. Sì, perchè gli 8 giorni di riprese sono stati la parte più facile (quella in discesa, per continuare nella metafora ciclistica), a cui sono seguiti 4 mesi di montaggio video e post-produzione. Infine, prima ancora di inziare le riprese avevamo lanciato una campagna di crowdfunding, e anche mentre scrivo la nostra campagna di finanziamento è ancora attiva: per prendervi parte, guardate il film in streaming o acquistatelo in dvd!

NBM: Come è stata generalmente l’accoglienza nelle città? e nelle campagne, nei paesi più piccoli? che differenze avete trovato? come reagiva il pubblico?

Paolo: L’accoglienza è stata fantastica pressochè ovunque, dall’Alessandrino al Polesine. E’ vero che il percorso era già stato stabilito da tempo, i sindaci informati e gli assessori mobilitati. Quello che però non era possibile programmare era l’accoglienza della gente comune, dei ciclisti incontrati per caso, dei contadini, dei pensionati delle bocciofile o dei guardiaparchi. Ovunque abbiamo ricevuto (o meglio, il gruppo del Politecnico ha ricevuto) solidarietà, compagnia, aiuto. Dei tre registi, io ero l’unico munito di bicicletta (la mia vecchia mountain-bike) e per lunghi tratti ho seguito i nostri 5, mentre i miei due soci filmavano dalla macchina. La cosa più bella è stato vedere ciclisti di ogni tipo (dal semiprofessionista su una Cannondale da 3000 euro al pensionato su una bici da uomo scassata) accordarsi a noi e seguirci, anche solo per qualche chilometro. Talvolta i cilcisti ci aspettavano all’ingresso del loro paese, e poi si mettevano in testa alla carovana per aiutarla a imboccare le stradine e i sentieri più adatti. Anche le grandi città si sono difese molto bene: da Torino (quando siamo partiti era il girno del Bikepride, e il parco del Valentino era zeppo di ciclisti festanti) a Piacenza, Cremona e ovviamente Ferrara, che ha dimostrato di meritare l’appellativo di “Città della bicicletta”.

NBM: Quali sono i cambiamenti del paesaggio che più vi hanno colpito?

Paolo: Inizio col dire una cosa forse banale, ma che per me è stata una scoperta inaspettata: il Po e la Pianura Padana visti dalla bicicletta son tutt’altra cosa rispetto ai paesaggi visti dall’autostrada. Mi spiego: se credete di conoscere la Pianura Padana perchè l’avete attraversata in auto centinaia di volte…beh, non è così. Ai 25 all’ora la Pianura Padana è tutt’altra cosa. Si lascia una dimensione fatta di grandi realtà industriali, città operose, grandi vie di comunicazione, e si entra in un dedalo di strade e stradine, piccoli paesi, cascine e campagne infinite. Fin qui i lati positivi. Una cosa che mi ha colpito in negativo, invece, è vedere come lunghi tratti del Po siano  in uno stato di totale abbandono: vecchie cascine diroccate, ferrovie dismesse, fabbriche abbandonate. Nel film abbiamo utilizzato vecchi video e fotografie d’archivio della pianura e del Po per mostrare la trasformazione radicale dei paesaggi del grande fiume: da luogo di divertimento e di lavoro, affollato di villeggianti, di pescatori, di sportivi, a luogo del degrado e dell’abbandono. Per quanto riguarda il paesaggio, la ciclabile Vento è un lungo avvicinamento al mare: si parte con il Monviso e le alpi sulla sinistra e si arriva in una terra di mezzo tra mare e fiume. A livello ciclistico, la differenza principale è nel “sedime stradale”: in piemonte e lombardia si percorrono stradine che affiancano il Po, in Emilia e Veneto si pedala quasi sempre sulla cima degli argini fluviali, alleato formidabile dell’idea di questa pista ciclabile.

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NBM: Quale realtà avete scoperto, se esite, che non immaginavate nemmeno (a parte il messicano ovviamente!)?

Paolo: Abbiamo scoperto che l’Italia di provincia (cui peraltro apparteniamo tutti e tre) è ancora viva. Di più, abbiamo scoperto che questa Italia “minore”, che per decenni si è cercato più o meno inconsapevolmente di cancellare, promuovendo trasferimenti di massa verso le grandi città industriali, è un’Italia bella, affascinante, da riscoprire e valorizzare. Nel film Ercole e Paolo parlano del percorso di Vento come di una “collana di perle”: è proprio così, e la cosa bella e che queste perle sono tantissime e disseminate lungo tutto il tragitto. E vanno (ad es.) dal famosissimo Tondo Doni del Botticelli alla sconosciuta (almeno per noi) e bellissima città di San Benedetto Po.

NBM: Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato durante il viaggio? cosa è andato storto?

Paolo: Dal nostro punto di vista direi che è andato tutto bene, o forse più realisticamente siamo stati molto fortunati. Per quanto riguarda il gruppo del Politecnico, i guai maggiori sono stati a livello meccanico: qualche foratura, qualche caduta. La più disastrosa, una caduta “causata” dal freno a disco anteriore di una delle mountain-bike. Un freno fin troppo potente!

NBM: Invece cosa è andato sorprendentemente bene?

Paolo: A posteriori, posso dire che non potevamo avere di più: belle giornate, tramonti spettacolari (eravamo in maggio), paesaggi stupendi. E considerando che, da parte di noi registi, nulla era stato precedentemente programmato, non ci siamo (quasi) mai persi, nè abbiamo (quasi) mai perso il gruppo.

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NBM: Viaggiando in questo modo, qual è stata la vostra percezione del tempo?

Paolo: Sette giorni in bicicletta credo acquivalgano a un mese o due di vita, a livello di pura percezione temporale. Ora posso dire di capire i ciclisti professionisti quando parlano dei grandi giri come di avventure epiche, leggendarie, dalla durata quasi eterna. D’altronde basta poco per darvi l’idea: pensate di dover andare in automobile da Piacenza a Cremona, e alla rapidità di questo viaggio di 40 Km dritti e monotoni. Ora cambiate mezzo, salite su una bicicletta e disponete questi 40 km su strade e stradine di campagna e argini fluviali, tra pioppeti e campi di grano, con 30 kg di zavorra, con tutto ciò che vi serve per vivere attaccato alla vostra bicicletta (altro che bici in carbonio da 7 kg!).

NBM: Il posto più bello? il ricordo più bello di questa esperienza?

Paolo: La sorpesa maggiore forse ce l’ha data Piacenza, e infatti abbiamo voluto sottolinearlo nel film. L’abbiamo vista mille volte dalla sopraelevata dell’autostrada ma, ci scuseranno i piacentini, non eravamo mai scesi da quei maledetti ponti di cemento, ed è una città bellissma, piena di storia, arte, fascino. Potrei dire la stessa cosa per Pavia, Cremona, Chioggia, per luoghi “minori” come i paesi turriti dell’alessandrino, le città fortificate, le ville dell’Emilia e del Veneto, le tante infrastrutture legate al fiume: dighe, centrali idroelettriche, idrovore: dal Canale Cavour a Chivasso al Museo della Bonifica di Cà Vendramin a Taglio di Po, la Pianura Padana è piena di luoghi e architetture sorprendenti, inaspettate.

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NBM: Paolo è l’autore di “L’ultimo kilometro”: qual è il vostro rapporto con la bicicletta?

Paolo: Dei tre registi, io e Pino siamo i due ciclisti, ma credo che anche Stefano dopo l’esperienza fatta ci stia pensando seriamente su. Io sono (purtroppo, per motivi lavorativi) un ciclista della domenica o poco più, arrivo a malapena a 2000 km all’anno, tutti fatti in biciletta da corsa, tra le salite di Langhe e Roero.

NBM: Ultima domanda: consigliateci un posto dove vale la pena andare a mangiare!

Paolo: Qui cascate male, ragazzi, perchè abbiamo avuto davvero poco tempo per concederci golosità e piaceri della tavola! Però vi consiglio di mangiare lungo il Po, fuori dai grossi centri abitati, se non altro per sostenere quei pochi coraggiosi che ancora resistono lungo le  abbandonate rive del Po e, chissà, per incentivarne altri ad aprire attvità e spazi attrezzati! Confidando nel successo di Vento, un progetto, come direbbe qualcuno, davvero “straordinario”!

Ora non vi resta che vedere il film. Come fare? semplicissimo!

Avete due opzioni: potete vederlo  in streaming HD oppure potete acquistare una copia del DVD.

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da Dailyslow.it
di Francesca Fiore

Una ciclovia naturale sulle sommità del nostro fiume maggiore, che unisce le Alpi con il mar Adriatico: è il viaggio fatto da 5 intrepidi cicloturisti per realizzare il progetto “VENTO. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”. Seicentotrenta chilometri in bicicletta lungo il Po, per riscoprire territori abbandonati di rara bellezza e dimostrare che è un altro modo di viaggiare è possibile.

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Loro sono Paolo, Diana, Alessandro, Chiara ed Ercole, ma al gruppo iniziale si uniranno tante persone incontrate durante il percorso: il loro viaggio lungo la dorsale cicloturistica, come l’hanno battezzata, punta i riflettori su un patrimonio esistente e sottovalutato. In otto giorni, questi cinque cicloturisti dimostrano che è possibile unire Venezia con Torino, le Alpi con il delta del Po, sull’Adriatico: un percorso che esiste già, ma che andrebbe attrezzato e valorizzato.

A capo della spedizione c’è Paolo Pileri, 46 enne ingegnere del Dastu, presso il Politecnico di Milano, specializzato in pianificazione territoriale, ideatore del viaggio e del progetto: con lui due dei suoi assistenti, una studentessa ed un ex manager che si occupa di marketing. I tre registi Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia li hanno seguiti lungo un percorso in 15 tappe, che ha toccato 30 città di 4 regioni, in 15 tappe. Ecco il trailer del documentario.

Daily Slow ha intervistato uno dei tre registi di Vento, Paolo Casalis.

Paolo, il vostro documentario, oltre a mostrare una prospettiva sul viaggio completamente diversa da quella canonica, mira a dimostrare che la “dorsale cicloturistica” di 630 chilometri che avete affrontato è fattibile, sia dal punto di vista economico che ambientale. Quali sono le principali difficoltà incontrate dai ciclisti nell’affrontare le 15 tappe del viaggio?

“L’organizzazione del viaggio è stata ad opera del Politecnico di Milano e dei ragazzi che partecipavano. Noi registi li abbiamo seguiti e spesso ci siamo anche persi: Alessandro, il nostro cartografo, ha dovuto tracciare un percorso che si snodava fra stradine sterrate neanche segnate sulle mappe, le difficoltà sono state molte e di vario genere”

Ce le racconti?

“Innanzitutto sono state di tipo fisico e logistico: sbarre che inibiscono il passaggio non solo alle auto ma anche alle bici, ponti che devi attraversare caricando la bici sulle spalle, treni inadeguati ai servizi. Inoltre, la gran parte delle zone che costeggiano il Po sono state abbandonate per i centri urbani: in molti tratti non c’è nessun servizio, nessuna segnaletica, nessun punto di ristoro. Pedalando sugli argini del fiume, che sono delle piste ciclabili naturali, per chilometri non si incontra nessuno: terre che una volta erano vive e piene di relazioni economico-sociali, ora del tutto disabitate”.

Nel documentario si parla appunto di intermodalità: qualcosa di fondamentale per un cicloturista, che affronta viaggi lunghi e che deve portare con sé tutta la sua attrezzatura. Ci spieghi cos’è?

“L’intermodalità è la capacità di potersi servire di diversi mezzi per arrivare alla propria meta: nel video si vedono Paolo e gli altri che devono salire separatamente su due treni diversi, perché nessuno è attrezzato per le bici. Se un ciclista affronta un viaggio di duecento, trecento chilometri ha bisogno di trovare un dato tipo di strutture, altrimenti non lo affronta per nulla e prende l’automobile”.

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Lungo le molte tappe del percorso, il team di Vento ha riscoperto luoghi e città da prospettive diverse, che mettono il viaggiatore a stretto contatto con le attività umane, economiche, culturali dei territori attraversati e determinano un modo di viaggiare “relazionale”. Nel documentario si notano le conversazioni che la squadra intreccia con viaggiatori sulla via Francigena, con altri cicloturisti stranieri nel pavese o con i capitani delle poche barche rimaste. Pedalare è anche un modo per stringere contatti?

“Lo è, eccome. In luoghi del genere poi, dove davvero senti l’abbandono e la bellezza intrecciarsi insieme, lo è in modo particolare. Una volta questi posti erano animati da allevatori, agricoltori e pescatori: c’erano bar, strutture, servizi di ogni tipo. Adesso tutto è fermo, e le poche persone che incontri hanno voglia di parlare: si stringono rapporti fugaci ma intensi, si parla del pedalare, della gestione dell’ Italia. E’ un tipo di contatto diverso da quello che hai negli hotel o nei ristoranti dei centri urbani”.

Parlaci del Po dimenticato.

“Il Po è il leitmovit del viaggio: la squadra lo ha preso a Torino e lo ha lasciato al suo delta, per poi fare la tappa finale verso Venezia. Gli argini sono piste ciclabili naturali, il paesaggio cambia ma lui continua ad unire un’Italia dai mille campanili, oggi più che mai. Comunità divise con progetti frammentari che però vengono tenute insieme dal fiume: una realtà incredibile, da sfruttare subito. La pista c’è già, pensato cosa significherebbe per il turismo locale, riuscire ad attrezzare e rendere percorribile l’intera ciclovia: basterebbe poco”

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La dorsale cicloturistica costerebbe appunto 80 milioni di euro: il costo di due chilometri di autostrade. Un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, nuova prosperità per le zone attraversate e sicuramente un’importante azione di tutela dell’ambiente. Il vostro progetto, inoltre, ha compiuto una sorta di mappatura dei luoghi e delle mancanze riscontrate?

“Si i documenti sono a cura del Politecnico: ad ogni tappa si faceva una conferenza, illustrando mancanze e ostacoli, suggerendo idee e cercando anche di stringere intese. Hanno fatto un lavoro immenso: speriamo non vada perduto. L’obiettivo del team, infatti, era duplice: da un lato dimostrare che la pista c’è già che basterebbe poco per renderla agevole; dall’altro l’obietivo era anche quello di muovere qualcosa nelle amministrazioni locali”

Manca l’idea di rete.

“Assolutamente: ognuno fa la sua parte di pista ciclabile, dove va bene, senza trovare connessioni con le opere del Comune limitrofo. Cambiano le amministrazioni, cambiamo progetti e prospettive, non c’è nessuno spirito di condivisione dei problemi e soluzioni. E questo non vuol dire che i nostri incontri non siano stati stimolanti o non abbiano suscitato interesse”

La proposta fatta dal Politecnico per realizzare la dorsale Vento a che punto è?

“Il Politecnico si sta muovendo molto: personalmente so che il progetto è stato inserito fra i trenta da realizzare per l’Expo 2015. Speriamo bene: l’interesse suscitato sembra molto e so che Paolo e gli altri del Politecnico non si arrenderanno facilmente: anziché fare opere costose come la Tav, realizzare Vento significherebbe impiegare pochissime risorse ma in un modo molto fruttuoso, dando la possibilità a questi territorio di tornare a nuova vita”.

Come si può vedere il vostro documentario? Avete appuntamenti all’orizzonte?

“Stiamo organizzando le presentazioni e partecipando a festival: ci siamo auto prodotti e auto distribuiti. Vento, ad ogni modo, si può acquistare in dvd o vedere in streaming ad un costo irrisorio, che serve a ripagarci delle spese della realizzazione del documentario”.

Per vedere il documentario in streaming, o acquistarne il Dvd, clicca qui.

Tutte le tappe toccate dal progetto “Vento, L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”