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Sabato 23 aprile a Torino è in programma la proiezione di “Vento, l’Italia in bicicletta lungo il fiume Po“, diretto da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia.
Un road movie su due ruote tra città d’arte, paesaggi e persone. Il diario di un viaggio di otto giorni, necessari a cinque progettisti del Politecnico di Milano per attraversare l’Italia in bicicletta, seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia. 630 km. Il loro intento è dimostrare la fattibilità di quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe migliaia di nuovi posti di lavoro e sviluppo sostenibile, al costo di soli 2 km di autostrada. Un viaggio dalle Alpi all’Adriatico attraverso quattro regioni e lungo tutta la Pianura Padana, è l’occasione per raccontare un pezzo d’Italia da una prospettiva inedita.

Abbiamo intervistato uno degli autori, Stefano Scarafia.

Come e quando è nato il progetto del documentario?

Vento è nato 2 anni e mezzo fa, da tre autori (io, Pino Pace e Paolo Casalis). Pino lesse un articolo sul progetto, andammo a Milano a una conferenza di presentazione e sentendolo raccontare abbiamo subito capito che poteva essere interessante farne un documentario.
Ci affascinava in particolare l’idea di un percorso che univa in orizzontale tutta l’Italia, lungo il fiume, attraversando la pianura e passando per città d’arte. Il tema del viaggio ci ha affascinato, percorrendo gli oltre 600 km in bici.
Abbiamo seguito per una settimana i nostri quattro protagonisti, dalla partenza all’arrivo del loro viaggio dimostrativo (volevano rendere evidente sia la fattibilità sia le potenzialità del progetto, senza dimenticare di sottolineare quali avrebbero potuto esserne le esigenze). Abbiamo cercato di girare il più possibile, e alla fine avevamo circa 14-15 ore di materiale: in circa due mesi di post-produzione abbiamo poi completato il tutto.

Il percorso di “Vento” è stato lungo.

Vero, abbiamo fatto moltissime proiezioni un po’ in tutta Italia, principalmente al nord, alcune in eventi più scientifici, in conferenze, altre in appuntamenti più cinematografici.
E’ servito molto a loro per presentare il progetto, e ne siamo contenti. Oggi è anche disponibile per la vendita in dvd.

A che punto è il progetto della pista ciclabile?

Credo stia andando molto bene, il Governo pare abbia stanziato i finanziamenti necessari alla realizzazione della ciclopista, è un grosso successo. Sembrava utopia!

Prossimi progetti?

Stiamo scrivendo un paio di nuovi lavori, un corto di fiction ambientato lungo un fiume, la storia di due bambini (l’ispirazione è data dal viaggio che abbiamo fatto con Vento!), e una fiction che sto scrivendo con Paolo Casalis da trarre da un nostro vecchio documentario girato qualche anno fa, un progetto più ambizioso che richiederà tempo.

21/04/2016, 09:29

Carlo Griseri

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a cura di Claudia Cicciotti per Adinews.eu

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VENTO è una parola di cinque lettere, lunga 630 chilometri, quelli che congiungono VEN-ezia con TO-rino. Cinque lettere sono anche quelle che compongono un SOGNO e sono solo sei, una lettera in più, quelle che potrebbero trasformarlo in pura e semplice REALTÀ.

Un anno fa partiva il primo bici tour di una squadra del Politecnico di Milano, che ha progettato una ciclabile lungo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia. Cinque ricercatori, capeggiati da Paolo Pileri, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, si sono messi in viaggio su due ruote e hanno percorso il tragitto del loro progetto per dimostrarne la fattibilità. Oggi la dorsale ciclistica non esiste e il tour dei cinque si è spesso rivelato avventuroso e poco agevole, ma con un investimento di appena 80 milioni di euro – quelli che coprirebbero le spese di soli 2 chilometri di autostrada – si potrebbe costruire la ciclabile più lunga di Italia ed una delle più lunghe d’Europa.

Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia si sono messi in sella con i progettisti e hanno ripreso le 15 tappe in 8 giorni, testimoniando come la realizzazione di quello che ad oggi resta solamente un disegno può trasformarsi in un valore sotto più punti di vista: significherebbe innanzitutto migliaia di nuovi posti di lavoro, difesa delle ricchezze ambientali e sviluppo dell’economia verde, ma anche valorizzazione turistica e culturale di un territorio troppo ignorato sotto questo aspetto.

Il viaggio dalle Alpi sino all’Adriatico attraversa più di 30 città e 4 regioni, in cui la bellezza dei paesaggi naturalistici della Pianura Padana collega una meta d’arte all’altra: Piacenza, Cremona, Ferrara solo per dirne alcune. Il film accompagna ogni tappa, dalla strada ai musei, dai cittadini che scoprono il progetto ai pochi, pochissimi, coraggiosi cicloturisti sulla via e tra una pedalata e un’altra scorrono le immagini in bianco e nero di una natura più viva, e soprattutto vissuta, tanti anni fa.

 Dal 6 al 15 giugno di quest’anno, la squadra del Politecnico di Milano è tornata sui pedali per raccontare ancora una volta, in un secondo bici tour, il progetto VENTO. Il road movie, che ne è la più forte voce a favore, è proiettato nelle varie città toccate dal percorso e, per tutti coloro che volessero vederlo, anche non ciclisti e non padani, è visibile sul sito ufficiale: https://filmvento.wordpress.com

Se il progetto un giorno andasse in porto, si potrebbe scoprire il piacere e l’importanza del cicloturismo, sull’esempio di tanti altri paesi europei in cui la bicicletta già conduce alla scoperta di scenari e sensazioni altrimenti inesplorabili. Con le infrastrutture adeguate, si farebbe bene all’Italia, ai cittadini, all’ambiente, alle imprese: la natura e l’arte sono già al loro posto, pronte ad essere scoperte; sta a noi mobilitarci per scoprirle nel miglior modo possibile, sta a noi viaggiare perché, come dice una simpatica signora una volta arrivati al mare, “viaggiare è sempre bello”.

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TORINO – Il prossimo 7 giugno parte da Moncalieri ilVENTO bici tour 2014,la pedalata dimostrativa da Moncalieri sino a Venezia lungo il corso del Po, già effettuata nel 2013 dal Politecnico di Milano con lo scopo di promuovere il Progetto VENTO, la ciclovia VENezia – TOrino. “La grossa novità di quest’anno”, dice il consigliere Roberto Guardini , promotore e referente territoriale verso il progetto VENTO, “ è l’aver spostato la partenza del tour da Torino a Moncalieri, dove abbiamo anche inserito una tappa di Prologo e di festa, il VENTO day. Questa decisione, che abbiamo assunto in una recente riunione con il Politecnico e le principali città coinvolte, da Torino a Venezia, premia l’efficace attività di promozione al progetto svolta da Moncalieri, Capofila dell’area sud ovest che nel gennaio scorso ha portato 40 comuni alla sottoscrizione del Protocollo di Intesa VENTO costituendo un importante gruppo di coordinamento territoriale. Il prologo del tour sarà movimentato dalla partecipazione di gruppi di bikers provenienti dai comuni dell’Unione Montana dell’area Monviso e da varie città del territorio per lanciare una staffetta simbolica dalle sorgenti del Po sino a Venezia , facendo fulcro a Moncalieri , ormai da tutti riconosciuta come città cardine della futura dorsale ciclabile”.

Il VENTO day si terrà venerdi 6 giugno al Giardino delle Rose e coinciderà con l’apertura della stagione Moncalieri Estate 2014, gestita dalla Proloco cittadina. Per l’occasione sarà esposta la mostra itinerante “VENTO si racconta”, a cura del Politecnico di Milano. Vi sarà anche un momento istituzionale con la presenza dei sindaci, la conferenza stampa alle 17,30, la firma del Protocollo di IntesaVENTO da parte dei comuni dell’area del Monviso. La festa vera e propria inizierà alle 19 con cena , intrattenimenti musicali e danze dei Gruppi Arabesque e Treedanza sino alle 24.
La partenza del tour per Venezia avverrà la mattina seguente, sabato 7 giugno alle 9,15, sempre dal Giardino delle Rose, preceduta dai saluti del Sindaco.
Gli eventi delle due giornate vedranno la partecipazione dei gruppi ciclistici di : Paesana e comuni del Monviso,Saluzzo, Santena, Savigliano,Villafranca Piemonte (Associazione Amici del Po),S.C. Piossasco A.S.D.,FIAB Torino,Gruppo Polesani Fameja di Nichelino, sindaci, assessori, consiglieri e cittadini che vestiranno per l’occasione i panni di ciclisti pedalando al seguito di VENTO sino a Torino”

 da Ilmattinoditorino.it

Scriviamo a un anno esatto dall’inizio del primo Vento Bici Tour, e quindi dalle prime riprese del film “Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po“.
Un anno fa a quest’ora, se la memoria non ci inganna, eravamo a Venaria (TO) per l’anteprima (prologo, in termini ciclistici) del tour del Politecnico, e il giorno dopo saremmo partiti insieme alla spedizione del Politecnico di MIlano da un affollatissimo bike pride organizzato a Torino, nel Parco del Valentino.
E’ tempo di tracciare un primo bilancio, fortunatamente molto positivo: il film, uscito ormai da circa 3 mesi, ha riscosso un notevole interesse degli appassionati e di un pubblico generalista molto ampio (sì, perchè per fare 10 km di cicloturismo non è necessario avere i muscoli di Eddy Merckx!).
In queste settimane abbiamo girato l’Italia per promuovere e fare vedere il documentario: Ferrara, Piacenza, Taglio di Po, Alessandria, Milano, Torino, Padova, Saluzzo, Carmagnola… sono solo alcune tra le città in cui abbiamo presentato o presenteremo il film.
Per festeggiare l’anniversario di Vento e l’ormai prossima festa del 2 giugno, vi regaliamo un breve estratto dal film (clicca sull’immagine per vederlo)

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Vuoi vedere per intero “Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”? Visita questa pagina e scopri come ricevere il dvd o guardare il film in streaming.

Vuoi organizzare anche tu una proiezione del film nella tua città/circolo/associazione sportiva?
Contattaci alla mail film.vento@gmail.com

da salviamoilpaesaggio.it

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Metti che un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, guidati da Paolo Pileri, abbia un progetto di sviluppo economico e territoriale e che questo progetto sia una sorta di ciclovia lunga oltre 600 chilometri, a seguire il Po da Torino a Venezia: non è questa una delle vere “Grandi Opere” utili per il nostro Paese?

VENTO è una ciclovia? No, VENTO è sviluppo. Un sano e verde sviluppo.
VENTO ha la forma di una ciclovia, ma non lo è. VENTO è un progetto di sviluppo, una concreta e stabile occasione di occupazione e rilancio economico dei territori attraversati (e non solo loro). Questo è VENTO. Questa è una ciclabile lunga.
Andare in bicicletta non è uno sfizio di qualcuno o un capriccio di categoria, ma è uno dei modi per muoversi, viaggiare, andare a lavorare e a studiare. Le ciclovie non sono accessori di una società agiata o di una cultura che non ci appartiene, ma sono infrastrutture come le altre idonee per tutte le culture.

VENTO non è un progetto locale, ma un progetto del Paese: sono 679 km di ciclabile, ma sono anche 679 km di green economy, di green jobs e potenziale crescita dell’economia. I 40.000 km di ciclabili tedesche producono 8 miliardi di indotto all’anno, stabilmente. Centinaia di migliaia potrebbero essere i nuovi flussi di turisti lungo VENTO, che diverrebbero il motore per tante economie diffuse e per far ripartire la crescita … vere green economy: aziende agricole (14.000 sono quelle attraversate dal progetto), attività ricettive (300 per ora), attività commerciali (2.000) e tanti cittadini (oltre 1,5 milioni).

In parte VENTO già esiste, in parte bastano un paio di accordi politici e tecnici per utilizzare gli argini e in piccola parte deve essere realizzata e messa in sicurezza. Il tutto si potrebbe fare in tre anni.

Occorrono solo poco più di 80 milioni di euro (lo 0.01% della spesa pubblica annuale; il costo di 1-2 km di autostrada), ma soprattutto l’impegno dello Stato, di 4 regioni, di 12 province, degli enti fluviali, di tutti i comuni, coordinati da un soggetto unico. Il giro di affari annuo è stimato in due volte l’investimento iniziale. Per sempre.

Ma VENTO non si ferma qui e potrebbe crescere collegandosi con altre ciclabili (quella del Brennero-Peschiera-Mantova, la Torino-Nizza, Mantova-Ferrara-Adriatico, etc.) e raddoppiando sulla sponda opposta del Po. Sono infinite le potenzialità. Ancora più infinite se si pensa che VENTO è collegato al Treno e alla navigazione fluviale.

VENTO è paesaggio, sviluppo, beni culturali, ambiente, agricoltura, fiume, natura, città, piccoli comuni, cibo, tipicità, sole, vento, salute, lavoro, futuro.

VENTO è anche Eurovelo. VENTO è anche Bicitalia. La realizzazione di VENTO andrebbe a soddisfare una richiesta europea da un lato e ci metterebbe in collegamento con gli altri paesi.

VENTO è un’infrastruttura che si porta dietro innovazione e benefici; vuole dire a tutti noi che un piano infrastrutturale nazionale che si candida a sostenere lo sviluppo del Paese in questa particolare congiuntura, deve farsi portatore di una nuova cultura, di una svolta. Non possono esserci solo i soliti ingredienti nel nostro futuro: autostrade, strade, trafori, ferrovie veloci, piattaforme logistiche. Le grandi ciclovie Europee sono opere per rilanciare lo sviluppo di un paese. Per questo occorre cambiare scala di progettazione e di gestione e stare più in alto.

Non sono forse queste le grandi opere di cui un paese ha bisogno?

Maggiori informazioni le trovate qui, dove potrete anche prenotare il vostro dvd.

da Dailyslow.it
di Francesca Fiore

Una ciclovia naturale sulle sommità del nostro fiume maggiore, che unisce le Alpi con il mar Adriatico: è il viaggio fatto da 5 intrepidi cicloturisti per realizzare il progetto “VENTO. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”. Seicentotrenta chilometri in bicicletta lungo il Po, per riscoprire territori abbandonati di rara bellezza e dimostrare che è un altro modo di viaggiare è possibile.

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Loro sono Paolo, Diana, Alessandro, Chiara ed Ercole, ma al gruppo iniziale si uniranno tante persone incontrate durante il percorso: il loro viaggio lungo la dorsale cicloturistica, come l’hanno battezzata, punta i riflettori su un patrimonio esistente e sottovalutato. In otto giorni, questi cinque cicloturisti dimostrano che è possibile unire Venezia con Torino, le Alpi con il delta del Po, sull’Adriatico: un percorso che esiste già, ma che andrebbe attrezzato e valorizzato.

A capo della spedizione c’è Paolo Pileri, 46 enne ingegnere del Dastu, presso il Politecnico di Milano, specializzato in pianificazione territoriale, ideatore del viaggio e del progetto: con lui due dei suoi assistenti, una studentessa ed un ex manager che si occupa di marketing. I tre registi Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia li hanno seguiti lungo un percorso in 15 tappe, che ha toccato 30 città di 4 regioni, in 15 tappe. Ecco il trailer del documentario.

Daily Slow ha intervistato uno dei tre registi di Vento, Paolo Casalis.

Paolo, il vostro documentario, oltre a mostrare una prospettiva sul viaggio completamente diversa da quella canonica, mira a dimostrare che la “dorsale cicloturistica” di 630 chilometri che avete affrontato è fattibile, sia dal punto di vista economico che ambientale. Quali sono le principali difficoltà incontrate dai ciclisti nell’affrontare le 15 tappe del viaggio?

“L’organizzazione del viaggio è stata ad opera del Politecnico di Milano e dei ragazzi che partecipavano. Noi registi li abbiamo seguiti e spesso ci siamo anche persi: Alessandro, il nostro cartografo, ha dovuto tracciare un percorso che si snodava fra stradine sterrate neanche segnate sulle mappe, le difficoltà sono state molte e di vario genere”

Ce le racconti?

“Innanzitutto sono state di tipo fisico e logistico: sbarre che inibiscono il passaggio non solo alle auto ma anche alle bici, ponti che devi attraversare caricando la bici sulle spalle, treni inadeguati ai servizi. Inoltre, la gran parte delle zone che costeggiano il Po sono state abbandonate per i centri urbani: in molti tratti non c’è nessun servizio, nessuna segnaletica, nessun punto di ristoro. Pedalando sugli argini del fiume, che sono delle piste ciclabili naturali, per chilometri non si incontra nessuno: terre che una volta erano vive e piene di relazioni economico-sociali, ora del tutto disabitate”.

Nel documentario si parla appunto di intermodalità: qualcosa di fondamentale per un cicloturista, che affronta viaggi lunghi e che deve portare con sé tutta la sua attrezzatura. Ci spieghi cos’è?

“L’intermodalità è la capacità di potersi servire di diversi mezzi per arrivare alla propria meta: nel video si vedono Paolo e gli altri che devono salire separatamente su due treni diversi, perché nessuno è attrezzato per le bici. Se un ciclista affronta un viaggio di duecento, trecento chilometri ha bisogno di trovare un dato tipo di strutture, altrimenti non lo affronta per nulla e prende l’automobile”.

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Lungo le molte tappe del percorso, il team di Vento ha riscoperto luoghi e città da prospettive diverse, che mettono il viaggiatore a stretto contatto con le attività umane, economiche, culturali dei territori attraversati e determinano un modo di viaggiare “relazionale”. Nel documentario si notano le conversazioni che la squadra intreccia con viaggiatori sulla via Francigena, con altri cicloturisti stranieri nel pavese o con i capitani delle poche barche rimaste. Pedalare è anche un modo per stringere contatti?

“Lo è, eccome. In luoghi del genere poi, dove davvero senti l’abbandono e la bellezza intrecciarsi insieme, lo è in modo particolare. Una volta questi posti erano animati da allevatori, agricoltori e pescatori: c’erano bar, strutture, servizi di ogni tipo. Adesso tutto è fermo, e le poche persone che incontri hanno voglia di parlare: si stringono rapporti fugaci ma intensi, si parla del pedalare, della gestione dell’ Italia. E’ un tipo di contatto diverso da quello che hai negli hotel o nei ristoranti dei centri urbani”.

Parlaci del Po dimenticato.

“Il Po è il leitmovit del viaggio: la squadra lo ha preso a Torino e lo ha lasciato al suo delta, per poi fare la tappa finale verso Venezia. Gli argini sono piste ciclabili naturali, il paesaggio cambia ma lui continua ad unire un’Italia dai mille campanili, oggi più che mai. Comunità divise con progetti frammentari che però vengono tenute insieme dal fiume: una realtà incredibile, da sfruttare subito. La pista c’è già, pensato cosa significherebbe per il turismo locale, riuscire ad attrezzare e rendere percorribile l’intera ciclovia: basterebbe poco”

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La dorsale cicloturistica costerebbe appunto 80 milioni di euro: il costo di due chilometri di autostrade. Un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, nuova prosperità per le zone attraversate e sicuramente un’importante azione di tutela dell’ambiente. Il vostro progetto, inoltre, ha compiuto una sorta di mappatura dei luoghi e delle mancanze riscontrate?

“Si i documenti sono a cura del Politecnico: ad ogni tappa si faceva una conferenza, illustrando mancanze e ostacoli, suggerendo idee e cercando anche di stringere intese. Hanno fatto un lavoro immenso: speriamo non vada perduto. L’obiettivo del team, infatti, era duplice: da un lato dimostrare che la pista c’è già che basterebbe poco per renderla agevole; dall’altro l’obietivo era anche quello di muovere qualcosa nelle amministrazioni locali”

Manca l’idea di rete.

“Assolutamente: ognuno fa la sua parte di pista ciclabile, dove va bene, senza trovare connessioni con le opere del Comune limitrofo. Cambiano le amministrazioni, cambiamo progetti e prospettive, non c’è nessuno spirito di condivisione dei problemi e soluzioni. E questo non vuol dire che i nostri incontri non siano stati stimolanti o non abbiano suscitato interesse”

La proposta fatta dal Politecnico per realizzare la dorsale Vento a che punto è?

“Il Politecnico si sta muovendo molto: personalmente so che il progetto è stato inserito fra i trenta da realizzare per l’Expo 2015. Speriamo bene: l’interesse suscitato sembra molto e so che Paolo e gli altri del Politecnico non si arrenderanno facilmente: anziché fare opere costose come la Tav, realizzare Vento significherebbe impiegare pochissime risorse ma in un modo molto fruttuoso, dando la possibilità a questi territorio di tornare a nuova vita”.

Come si può vedere il vostro documentario? Avete appuntamenti all’orizzonte?

“Stiamo organizzando le presentazioni e partecipando a festival: ci siamo auto prodotti e auto distribuiti. Vento, ad ogni modo, si può acquistare in dvd o vedere in streaming ad un costo irrisorio, che serve a ripagarci delle spese della realizzazione del documentario”.

Per vedere il documentario in streaming, o acquistarne il Dvd, clicca qui.

Tutte le tappe toccate dal progetto “Vento, L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”

Condividiamo con voi la recensione del film scritta da Daniela Falchero per Greenews.info

È di questi giorni l’uscita del film Vento, ovvero la storia di un viaggio su due ruote che è anche la dimostrazione pratica di un progetto tutto italiano pensato per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po da Torino a Venezia e viceversa. Da qui l’acronimo VenTo che dà il nome al progetto e il titolo al documentario realizzato da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia. I tre registi hanno seguito nel loro viaggio in bicicletta da Milano a Venezia i promotori del progetto, un gruppo di professori del Dastu, presso il Politecnico di Milano.

Paolo Pileri, 46 anni, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, è il motore dell’iniziativa nonché l’ideatore di questo road-show di 8 giorni che per 630 Km ha attraversato 30 città di 4 regioni e in 15 tappe ha raccontato e diffuso le intenzioni di Vento. In questa missione lo hanno accompagnato i suoi assistenti, gli architetti Diana Giudici e Alessandro Giacomel, rispettivamente responsabile della comunicazione e responsabile scientifico della spedizione. Hanno fatto parte della squadra anche Chiara Catarozzolo, studentessa pugliese di 23 anni trasferitasi a Milano per gli studi, ed Ercole Giammarco, 50 anni, ex manager ora consulente di marketing, appassionato di cicloturismo e promotore di Cyclopride.

Insieme, i cinque ciclisti hanno accolto la sfida di dimostrare che percorrere tutta l’Italia in orizzontale dalle Alpi all’Adriatico in bicicletta è fattibile. Basterebbe costruire una pista lungo il percorso naturale del fiume Po, realizzando quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, al costo di 80 milioni di euro, equivalenti al prezzo di 2 km di autostrada.
L’idea è interessante sotto più punti di vista, da quello economico – Vento per esempio rappresenterebbe un primo passo verso il cicloturismo, settore ancora inesplorato in Italia e dalle notevoli potenzialità – fino a quello sociale e culturale, per la riscoperta del territorio che offre e la generazione di un indotto ad ampio respiro. Il documentario ha voluto raccontare l’entusiasmo e gli imprevisti che gli stessi promotori hanno incontrato durante il viaggio. Perché alla fatica della tabella di marcia si sono aggiunte le condizioni climatiche non sempre favorevoli e le scoperte poco piacevoli del percorso, dai passaggi sbarrati e difficili da superare in bicicletta alle limitazioni imposte sui treni a chi viaggia su due ruote.

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La pellicola ha il merito di calare questo progetto già nella vita quotidiana, grazie a un montaggio accurato e fedele agli eventi, cui si somma il valore aggiunto dell’alternare alle immagini del viaggio numerose foto d’epoca dei luoghi attraversati dai cinque protagonisti. Un parallelo che mette a confronto due epoche non troppo distanti fra loro temporalmente (si parla di solo 50 anni), ma molto diverse nello stile di vita. Una riflessione garbata e discreta dei registi sulla possibilità che Vento offre di tornare a un rapporto più stretto e conviviale con il fiume e in generale a quel downshifting di cui oggi tanto si parla. Per chi volesse avventurarsi in questo road movie su due ruote il documentario è già disponibile in DVD o via streaming.

Daniela Falchero

Mentre attendiamo i primi commenti da chi ha già visto il film in streaming HD su https://www.reelhouse.org/stuffilm/vento/ventofilmtrailer (gli amici che hanno acquistato il dvd sono in attesa del postino!) pubblichiamo una bella recensione del film scritta da Suambra Strumendo sul blog ecquobottega.it

VENTO. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po
Quando la bici… (non) va in vacanza!
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Una volta a settimana la celeberrima nonna Regina, già cacciatrice di api, radunava in scala il terzetto delle nipoti, di cui facevo orgogliosamente parte, per una rischiosa gita in bicicletta lungo la Triestina, spalmata in tre tappe, una volta raggiunto il paese: visita alla balbuziente zia Anna, pace all’anima sua, spesa al supermercato, ritiro delle gonne rammendate a casa della sarta Maria, la pingue gattara. La strada che dovevamo percorrere era un rettilineo super trafficato, come lo è tuttora, in mezzo al verde. La regola da rispettare era sempre la stessa: noi bambine davanti, sguardi vigili sulla linea bianca, mentre la nonna chiudeva la coda, a bordo della sua Graziella rosa confetto.
Lungo il tragitto le insidie erano molte a causa della mancanza di una pista ciclabile. Il ciglio della strada era pressoché inesistente e sconnesso dalle sotterranee radici dei platani. Ricordo ancora il livello di adrenalina in corpo che mi accompagnava ad ogni viaggio, alimentata dal passaggio a filo delle macchine che provocava a noi cicliste un “destra-sinistra” pericolante. 
Aria che non dimenticherò mai, il vento della libertà. Ancora oggi gli incontri con il vento non smettono mai di emozionarmi, ma ho notato che ultimamente tale parola è stata utilizzata per un divertente slogan che promuove un moderno progetto urbanistico: VENTO, acronimo dei suffissi VENezia/TOrino è un progetto ideato e creato da DAStU – Politecnico di Milano, per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia e viceversa. Lo scopo è la promozione di un’idea concreta di sviluppo occupazionale, ambientale ed alimentare attraverso la valorizzazione del cicloturismo.
La ciclovia VENTO è lunga 679 km e attraversa più di 200 località, coinvolgendo 2.000 enti commerciali e più di 10.000 aziende agricole. 

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Per promuovere il progetto il 25 maggio 2013 è stato inaugurato VENTO biciTour, un avventuroso cicloviaggio di otto giorni, compiuto da cinque valorosi docenti del Politecnico di Milano, che hanno pedalato per 632 km, dalle Alpi all’Adriatico, lungo 15 tappe, e visitato centri d’interesse come Milano, Cremona e Ferrara, stretto la mano a turisti e bambini, colloquiato con abitanti e amministratori presentando il progetto come orgogliosi ambulanti, e rimpinzandosi, pedalata dopo pedalata, di specialità della casa di terra e mare, dal riso alle vongole. 

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Per tutti i San Tommaso è stato anche girato il film documentario dell’impresa fisica e intellettuale, intitolato Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po, regia di Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia. Dinamico, spassoso e naturale come una ruota di bicicletta, il documentario mette in scena il delicato incontro fra l’uomo e la natura, tenuto insieme dalla bicicletta, ma ostacolato sempre più spesso dai soliti limiti infrastrutturali e ambientali. Dietro al mezzo milione di pedalate compiute dai sostenitori di VENTO c’è l’interesse di far capire alla gente che la riqualificazione della dorsale ciclistica è un bene immobile su scala europea che richiama il cicloturista italiano e straniero come l’imprenditore locale poiché centinaia di migliaia di turisti vorrebbero visitare i paesi e le città vicine al fiume, ma ne sono impediti a causa della desertificazione infrastrutturale e dei gaps culturali. L’investimento è oneroso,
costa 80 milioni di euro, ma rilancerebbe l’economia del territorio per oltre 100 milioni di euro all’anno, offrendo fino a 2.000 posti di lavoro, arrivando persino ad attrarre oltre mezzo milione di turisti l’anno, (pensate che con gli stessi soldi si costruiscono solamente 2 km di autostrada). 
Tutto ciò senza infierire a livello paesaggistico perché è la stessa natura a regalare all’uomo tratti pedalabili che corrono lungo gli argini, smerigliati fra loro anche per assurde regole d’uso (il 42% della lunghezza totale), che VENTO andrebbe a valorizzare, formando un serpentone dall’appeal turistico accattivante e da un ottimo livello di sicurezza.
Nel film, gli impavidi “ciclonauti” viaggiano a qualsiasi ora, anche di notte e sotto la pioggia, facendo i conti con altre avversità come piloni che sbarrano la strada, trasporti pubblici che limitano il carico di biciclette a quattro, interruzioni di percorso risolte con la bici in spalla, il tutto nel cuore della Valle del Po, sospesa fra legalità e illegalità, fra bellezze sconosciute, storiche attività con le serrande chiuse e archeologia industriale. Davvero toccanti le foto d’archivio in bianco e nero che immortalano con disincanto l’Italia di ieri, fatta di più natura e meno cemento, di piccole spiagge frequentate da un brulichio di turisti e attività floride. 
Continuo a credere, e gli scatti me ne danno ragione, che noi italiani siamo un popolo al quale la natura non ha fatto sgarbi, razzie o atti di avarizia, ma solo preziosi doni. L’Italia è la nazione con il più alto numero di beni culturali nel Mondo. Tutti lo sanno, tutti se ne vantano, nessuno che agisce concretamente in difesa del paesaggio e investa nella educazione alla cultura di eterogenee forme di divertimento e svago, come il cicloturismo. È necessario agire sulla forma mentis delle persone, il che significa instillare nell’organismo del cittadino l’enzima della sostenibilità, l’interesse per il polimorfo e per la sfumatura, che nel concreto vuol dire far capire alla gente che le Spa e le bellezze culturali non si raggiungono solo a quattro ruote, ma che sarebbe uno spasso farlo anche in sella ad una bicicletta. 
VENTO è un progetto sincero e altruistico che asseconda la stessa personalità del Po, un umile e orgoglioso fiume, diversamente valorizzato anche nel documentario, che unisce tante terre, divise dall’ego degli uomini.
VENTO è una biologica Vinavil contro le scheggiature infrastrutturali, una Travelgum alla nausea da viaggi a singhiozzi, un’idea visionaria ma solida, che punta al rilancio dell’economia del territorio italiano sfruttando il mezzo di trasporto più ecologico che l’uomo sia mai riuscito a costruire: la bicicletta!
Oggi nonna Regina preferisce andare a piedi a causa dei reumatismi, ma la Graziella di cui mi ha fatto dono l’ho riposta gelosamente in garage. È tutta sgangherata, quasi mi secca portarla ad aggiustare, la ruggine mi ricorda chi sono e con quanto buon vento ho stretto amicizia.
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Vento/ L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po
Regia: Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia
Produzione: Stuffilm / BODÀ

Il film è disponibile in DVD o streaming HD su: www.filmvento.wordpress.com

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Pubblicato: giugno 14, 2013 in Uncategorized
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Le strade delle biciclette e quelle delle auto possono essere molto diverse, e molto distanti a volte