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Domenica sera a Presa Diretta c’era anche una nostra “vecchia” conoscenza. Lo riconoscete?
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d6e71a48-b3e2-48d9-8508-f06fb9327982.html#p=
Ve lo siete persi? Ecco qui la puntata, molto interessante e tutta da vedere.

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Appuntamento con il film alle ore 20:30 presso Palazzo Paleologo, Piazza Garibaldi.
Nella stessa giornata il Vento Bici Tour 2014 farà tappa a Trino Vercellese: vi invitiamo a tirare fuori la bicicletta per accogliere e accompagnare la carovana di VenTO, e poi a venire a gustarvi il film!

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progetto vento

TORINO – Il prossimo 7 giugno parte da Moncalieri ilVENTO bici tour 2014,la pedalata dimostrativa da Moncalieri sino a Venezia lungo il corso del Po, già effettuata nel 2013 dal Politecnico di Milano con lo scopo di promuovere il Progetto VENTO, la ciclovia VENezia – TOrino. “La grossa novità di quest’anno”, dice il consigliere Roberto Guardini , promotore e referente territoriale verso il progetto VENTO, “ è l’aver spostato la partenza del tour da Torino a Moncalieri, dove abbiamo anche inserito una tappa di Prologo e di festa, il VENTO day. Questa decisione, che abbiamo assunto in una recente riunione con il Politecnico e le principali città coinvolte, da Torino a Venezia, premia l’efficace attività di promozione al progetto svolta da Moncalieri, Capofila dell’area sud ovest che nel gennaio scorso ha portato 40 comuni alla sottoscrizione del Protocollo di Intesa VENTO costituendo un importante gruppo di coordinamento territoriale. Il prologo del tour sarà movimentato dalla partecipazione di gruppi di bikers provenienti dai comuni dell’Unione Montana dell’area Monviso e da varie città del territorio per lanciare una staffetta simbolica dalle sorgenti del Po sino a Venezia , facendo fulcro a Moncalieri , ormai da tutti riconosciuta come città cardine della futura dorsale ciclabile”.

Il VENTO day si terrà venerdi 6 giugno al Giardino delle Rose e coinciderà con l’apertura della stagione Moncalieri Estate 2014, gestita dalla Proloco cittadina. Per l’occasione sarà esposta la mostra itinerante “VENTO si racconta”, a cura del Politecnico di Milano. Vi sarà anche un momento istituzionale con la presenza dei sindaci, la conferenza stampa alle 17,30, la firma del Protocollo di IntesaVENTO da parte dei comuni dell’area del Monviso. La festa vera e propria inizierà alle 19 con cena , intrattenimenti musicali e danze dei Gruppi Arabesque e Treedanza sino alle 24.
La partenza del tour per Venezia avverrà la mattina seguente, sabato 7 giugno alle 9,15, sempre dal Giardino delle Rose, preceduta dai saluti del Sindaco.
Gli eventi delle due giornate vedranno la partecipazione dei gruppi ciclistici di : Paesana e comuni del Monviso,Saluzzo, Santena, Savigliano,Villafranca Piemonte (Associazione Amici del Po),S.C. Piossasco A.S.D.,FIAB Torino,Gruppo Polesani Fameja di Nichelino, sindaci, assessori, consiglieri e cittadini che vestiranno per l’occasione i panni di ciclisti pedalando al seguito di VENTO sino a Torino”

 da Ilmattinoditorino.it

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Tre registi, venuti a conoscenza della cosa, decidono di farne un film: Pino Pace (scrittore e sceneggiatore, su VENTO ha inoltre pubblicato un ebook), Paolo Casalis (autore de L’Ultimo Chilometro) e Stefano Scarafia (che con Casalis ha realizzato il film Il Corridore, sull’ultramaratoneta Marco Olmo). Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paolo Casalis e quella che segue è la nostra intervista.
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NBM: Come prima cosa volevo chiedervi alcune notazioni tecniche sul film; come siete entrati in contatto con il progetto Vento, come è nata questa collaborazione? quanti giorni di lavorazione tra sopralluoghi e girato? nel film si parla di giornali, radio, persino un ministro: avete avuto difficoltà a trovare finanziamenti?

Paolo: Pino Pace (lo sceneggiatore del gruppo) un bel giorno ha presentato a me e Stefano Scarafia questa idea. fare un film su un gruppo di professori del Politecnico di Milano che da lì a pochi mesi avrebbero percorso oltre 600 Km in bicicletta, per dimostrare la fattibilità (e necessità) di una pista ciclabile tra Torino e Venezia, un progetto cui il gruppo del Prof. Paolo Pileri sta lavorando da anni. Mettetevi nei nostri panni. Non avreste detto anche voi: “Che idea meravigliosa! Facciamolo!” Questa la risposta breve. In realtà da tempo, dopo una prima bella esperienza di lavoro insieme, stavamo cercando di realizzare un altro documentario a tre. Aggiungete che io sono un ciclista praticante (perdonatemi se ne parlo come fosse una religione) e avevo appena finito di realizzare il mio documentario sul ciclismo “L’Ultimo Chilometro”  e che Pino tutti i giorni si fa da San Mauro Torinese a Torino centro in bicicletta, e il quadro è completo. Il passo successivo è stato contattare il Politecnico, e lì abbiamo trovato una sponda formidabile: entusiasmo, disponibilità a partecipare e a mettersi in gioco. Il film è, volutamente, un road-movie in senso stretto: niente soppralluoghi, niente preparazione. Siamo andati da un punto A (Torino) ad un punto B (Venezia) e abbiamo filmato ciò che abbiamo trovato nel mezzo: pianure, risaie, paludi, incidenti tecnici, giornate di caldo sole e di pioggia fastidiosa.  Abbiamo preso tutto quanto gli 8 giorni del viaggio ci hanno offerto e ne abbiamo tirato fuori questo film. Un film che è prodotto da due piccole case di produzione: la Stuffilm di Bra e lo studio Bodà di Torino e che è in parte finanziato da alcuni enti, cui vanno i nostri sinceri ringraziamenti: Il Politecnico di Milano, che fin da subito ha visto nel film uno strumento utile per promuovere l’idea di Vento; il Consorzio di Bonifica di Piacenza; il Comune di Camino (AL) e il Comune di Ferrara. Non pensate a finanziamenti da capogiro: piccoli contributi, importantissimi però per avviare una macchina così complessa come è la produzione di un film. Sì, perchè gli 8 giorni di riprese sono stati la parte più facile (quella in discesa, per continuare nella metafora ciclistica), a cui sono seguiti 4 mesi di montaggio video e post-produzione. Infine, prima ancora di inziare le riprese avevamo lanciato una campagna di crowdfunding, e anche mentre scrivo la nostra campagna di finanziamento è ancora attiva: per prendervi parte, guardate il film in streaming o acquistatelo in dvd!

NBM: Come è stata generalmente l’accoglienza nelle città? e nelle campagne, nei paesi più piccoli? che differenze avete trovato? come reagiva il pubblico?

Paolo: L’accoglienza è stata fantastica pressochè ovunque, dall’Alessandrino al Polesine. E’ vero che il percorso era già stato stabilito da tempo, i sindaci informati e gli assessori mobilitati. Quello che però non era possibile programmare era l’accoglienza della gente comune, dei ciclisti incontrati per caso, dei contadini, dei pensionati delle bocciofile o dei guardiaparchi. Ovunque abbiamo ricevuto (o meglio, il gruppo del Politecnico ha ricevuto) solidarietà, compagnia, aiuto. Dei tre registi, io ero l’unico munito di bicicletta (la mia vecchia mountain-bike) e per lunghi tratti ho seguito i nostri 5, mentre i miei due soci filmavano dalla macchina. La cosa più bella è stato vedere ciclisti di ogni tipo (dal semiprofessionista su una Cannondale da 3000 euro al pensionato su una bici da uomo scassata) accordarsi a noi e seguirci, anche solo per qualche chilometro. Talvolta i cilcisti ci aspettavano all’ingresso del loro paese, e poi si mettevano in testa alla carovana per aiutarla a imboccare le stradine e i sentieri più adatti. Anche le grandi città si sono difese molto bene: da Torino (quando siamo partiti era il girno del Bikepride, e il parco del Valentino era zeppo di ciclisti festanti) a Piacenza, Cremona e ovviamente Ferrara, che ha dimostrato di meritare l’appellativo di “Città della bicicletta”.

NBM: Quali sono i cambiamenti del paesaggio che più vi hanno colpito?

Paolo: Inizio col dire una cosa forse banale, ma che per me è stata una scoperta inaspettata: il Po e la Pianura Padana visti dalla bicicletta son tutt’altra cosa rispetto ai paesaggi visti dall’autostrada. Mi spiego: se credete di conoscere la Pianura Padana perchè l’avete attraversata in auto centinaia di volte…beh, non è così. Ai 25 all’ora la Pianura Padana è tutt’altra cosa. Si lascia una dimensione fatta di grandi realtà industriali, città operose, grandi vie di comunicazione, e si entra in un dedalo di strade e stradine, piccoli paesi, cascine e campagne infinite. Fin qui i lati positivi. Una cosa che mi ha colpito in negativo, invece, è vedere come lunghi tratti del Po siano  in uno stato di totale abbandono: vecchie cascine diroccate, ferrovie dismesse, fabbriche abbandonate. Nel film abbiamo utilizzato vecchi video e fotografie d’archivio della pianura e del Po per mostrare la trasformazione radicale dei paesaggi del grande fiume: da luogo di divertimento e di lavoro, affollato di villeggianti, di pescatori, di sportivi, a luogo del degrado e dell’abbandono. Per quanto riguarda il paesaggio, la ciclabile Vento è un lungo avvicinamento al mare: si parte con il Monviso e le alpi sulla sinistra e si arriva in una terra di mezzo tra mare e fiume. A livello ciclistico, la differenza principale è nel “sedime stradale”: in piemonte e lombardia si percorrono stradine che affiancano il Po, in Emilia e Veneto si pedala quasi sempre sulla cima degli argini fluviali, alleato formidabile dell’idea di questa pista ciclabile.

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NBM: Quale realtà avete scoperto, se esite, che non immaginavate nemmeno (a parte il messicano ovviamente!)?

Paolo: Abbiamo scoperto che l’Italia di provincia (cui peraltro apparteniamo tutti e tre) è ancora viva. Di più, abbiamo scoperto che questa Italia “minore”, che per decenni si è cercato più o meno inconsapevolmente di cancellare, promuovendo trasferimenti di massa verso le grandi città industriali, è un’Italia bella, affascinante, da riscoprire e valorizzare. Nel film Ercole e Paolo parlano del percorso di Vento come di una “collana di perle”: è proprio così, e la cosa bella e che queste perle sono tantissime e disseminate lungo tutto il tragitto. E vanno (ad es.) dal famosissimo Tondo Doni del Botticelli alla sconosciuta (almeno per noi) e bellissima città di San Benedetto Po.

NBM: Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato durante il viaggio? cosa è andato storto?

Paolo: Dal nostro punto di vista direi che è andato tutto bene, o forse più realisticamente siamo stati molto fortunati. Per quanto riguarda il gruppo del Politecnico, i guai maggiori sono stati a livello meccanico: qualche foratura, qualche caduta. La più disastrosa, una caduta “causata” dal freno a disco anteriore di una delle mountain-bike. Un freno fin troppo potente!

NBM: Invece cosa è andato sorprendentemente bene?

Paolo: A posteriori, posso dire che non potevamo avere di più: belle giornate, tramonti spettacolari (eravamo in maggio), paesaggi stupendi. E considerando che, da parte di noi registi, nulla era stato precedentemente programmato, non ci siamo (quasi) mai persi, nè abbiamo (quasi) mai perso il gruppo.

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NBM: Viaggiando in questo modo, qual è stata la vostra percezione del tempo?

Paolo: Sette giorni in bicicletta credo acquivalgano a un mese o due di vita, a livello di pura percezione temporale. Ora posso dire di capire i ciclisti professionisti quando parlano dei grandi giri come di avventure epiche, leggendarie, dalla durata quasi eterna. D’altronde basta poco per darvi l’idea: pensate di dover andare in automobile da Piacenza a Cremona, e alla rapidità di questo viaggio di 40 Km dritti e monotoni. Ora cambiate mezzo, salite su una bicicletta e disponete questi 40 km su strade e stradine di campagna e argini fluviali, tra pioppeti e campi di grano, con 30 kg di zavorra, con tutto ciò che vi serve per vivere attaccato alla vostra bicicletta (altro che bici in carbonio da 7 kg!).

NBM: Il posto più bello? il ricordo più bello di questa esperienza?

Paolo: La sorpesa maggiore forse ce l’ha data Piacenza, e infatti abbiamo voluto sottolinearlo nel film. L’abbiamo vista mille volte dalla sopraelevata dell’autostrada ma, ci scuseranno i piacentini, non eravamo mai scesi da quei maledetti ponti di cemento, ed è una città bellissma, piena di storia, arte, fascino. Potrei dire la stessa cosa per Pavia, Cremona, Chioggia, per luoghi “minori” come i paesi turriti dell’alessandrino, le città fortificate, le ville dell’Emilia e del Veneto, le tante infrastrutture legate al fiume: dighe, centrali idroelettriche, idrovore: dal Canale Cavour a Chivasso al Museo della Bonifica di Cà Vendramin a Taglio di Po, la Pianura Padana è piena di luoghi e architetture sorprendenti, inaspettate.

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NBM: Paolo è l’autore di “L’ultimo kilometro”: qual è il vostro rapporto con la bicicletta?

Paolo: Dei tre registi, io e Pino siamo i due ciclisti, ma credo che anche Stefano dopo l’esperienza fatta ci stia pensando seriamente su. Io sono (purtroppo, per motivi lavorativi) un ciclista della domenica o poco più, arrivo a malapena a 2000 km all’anno, tutti fatti in biciletta da corsa, tra le salite di Langhe e Roero.

NBM: Ultima domanda: consigliateci un posto dove vale la pena andare a mangiare!

Paolo: Qui cascate male, ragazzi, perchè abbiamo avuto davvero poco tempo per concederci golosità e piaceri della tavola! Però vi consiglio di mangiare lungo il Po, fuori dai grossi centri abitati, se non altro per sostenere quei pochi coraggiosi che ancora resistono lungo le  abbandonate rive del Po e, chissà, per incentivarne altri ad aprire attvità e spazi attrezzati! Confidando nel successo di Vento, un progetto, come direbbe qualcuno, davvero “straordinario”!

Ora non vi resta che vedere il film. Come fare? semplicissimo!

Avete due opzioni: potete vederlo  in streaming HD oppure potete acquistare una copia del DVD.

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Negli ultimi anni il dibattito attorno alla bicicletta si è spostato dal mondo dello sport e del tempo libero ed è diventato un tema politico. Il motivo è che sempre più persone nei paesi occidentali sono stanche del traffico e dell’inquinamento e che i millennials (i nati tra gli anni ’80 e i primi anni 2000) stanno dimostrando un crescente disinteresse nei confronti dell’automobile.
Allo stesso tempo, le persone stanno riscoprendo l’uso della bicicletta che sta diventando parte di un nuovo stile di vita in molte città del mondo occidentale. Dall’altra parte, questi pionieri a due ruote stanno fronteggiando una grande sfida: sono costretti a muoversi in città che, dal dopoguerra in poi, sono state progettate unicamente per ospitare le auto e, di conseguenza, devono confrontarsi con la resistenza di amministratori locali che, in molti casi, non voglio modificare lo stato attuale delle cose.
I politici che sono stati chiamati ad amministrare le nostre città, pensano (o per lo meno dovrebbero pensare) esclusivamente in termini di rapporti tra costi e benefici ed è per questo motivo che la grande domanda che sono soliti sollevare è sempre la stessa: “perché dovremmo ripensare le nostre città in funzione dei ciclisti se non esistono prove evidenti che una città in cui ci si muove in bici è meglio di una città in cui ci si muove in automobile?”
Questa è una buona domanda e se l’unica risposta che abbiamo a disposizione è un’entusiasta “perché le città piene di ciclisti sono più belle!”, non si può sperare di cambiare alcunché, perché la bellezza, come sappiamo, risiede esclusivamente negli occhi di chi guarda. Quello di cui abbiamo bisogno sono dati oggettivi e prove provate: in altre parole dobbiamo dimostrare in modo perentorio e inconfutabile che la bicicletta è un bene per le città. Ora: cosa è considerato “bene” in qualunque parte del mondo?
Facile: i soldi
E pedalare significa soldi sotto molti punti di vista: chi decide di usare la bici invece dell’auto ha a disposizione una quantità di soldi extra che può utilizzare per comprare beni e servizi o da spendere in bar e ristoranti del proprio circondario. Ma chi decide di compiere questa scelta sarà anche maggiormente in salute e quindi avrà un minore impatto sul sistema sanitario nazionale (che nella sola Europa è stimato attorno ai 110 miliardi di euro l’anno), contribuirà a ridurre il traffico e l’inquinamento (e questi sono altri 25 miliardi di euro l’anno), aiuterà lo sviluppo del commercio locale (i negozi situati in prossimità di reti ciclabili hanno registrato aumenti nelle vendite pari al 49%), e favorirà la riduzione della spesa per la manutenzione delle strade, oltre ad aumentare la propria produttività sul lavoro.
La buona notizia è che tutti questi dati non sono più frutto di mere intuizioni: negli ultimi anni, scienziati e studiosi di blasonate università e di riconosciute organizzazioni internazionali hanno puntato l’attenzione proprio sul ritorno di investimento della ciclabilità e hanno dato vita a una nuova disciplina che rischia di diventare la chiave di volta per ripensare le nostre città.
Questa disciplina si chiama bikenomics (una crasi tra le parole bike e economics)
Se volete saperne di più sulla bikenomics, potete iniziare a girare per biblioteche o a frugare sul web alla ricerca di studi e ricerche. Oppure potete partecipare al workshop che si terrà il 28 ottobre alla Fabbrica del Vapore a Milano dove, in occasione di CityTech, rappresentanti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della European Cyclists’ Federation, del Politecnico di Milano e altri ancora presenteranno i risultati dei propri studi. Qui potrete scoprire l’esistenza di uno strumento per la valutazione dell’impatto economico sulla salute derivante dall’andare a piedi o in bicicletta, che i benefici economici generati dalla bicicletta sono di oltre 200 miliardi l’anno (più del Pil della Danimarca), che incentivare l’uso della bicicletta significa contribuire alla creazione di green jobs e che il rapporto tra costi e benefici di un investimento in ciclabilità può arrivare a 1:70.
L’obiettivo è dimostrare che destinare fondi per la promozione della ciclabilità non è un costo, ma un investimento: probabilmente il più saggio e sicuro investimento che un amministratore locale possa mai fare.

Al lavoro!

Anche oggi una proficua giornata di lavoro al montaggio del documentario “Vento. Il Po su due ruote”.

Per chi non lo sapesse/ricordasse il film uscirà in autunno – se il vento continua a soffiarci alle spalle! – ma fin da ora può essere acquistato a prezzo scontato sul blog http://www.filmvento.wordpress.com, cliccando sui pulsanti della colonna di sinistra

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Film Documentario VENTO, il Po su due ruote

VENTO – teaser 4
Film Documentario VENTO, il Po su due ruote

 

VENTO – teaser 2
Film Documentario VENTO, il Po su due ruote