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Martedì 11 marzo 2014 al Cecchi Point di Torino ho avuto il piacere di vedere il film-documentario della Stuffilm che racconta il viaggio di otto giorni, con quindici tappe, dell’ing. Paolo Pileri e del suo team, partiti da Torino fino a Venezia. Un viaggio di 650km. In bici.
Sì, perché l’ing. Pileri e i suoi quattro compagni di viaggio, sono promotori da anni di un progetto del Politecnico di Milano che si chiama VENTO (dall’acronimo Ven.To., cioè Venezia – Torino), che si ripromette di dotare all’Italia della più grande (e forse prima) dorsale cicloturistica, tutta interamente dispiegata sulle rive del nostro fiume più lungo, il Po.
l’ing. Paolo Pileri durante la discussione
Come Pileri raccontava nella discussione a fine proiezione, in Italia non vi sono strutture del genere per il cicloturismo, una forma di turismo che in altri Paesi frutta molto lavoro e molti soldi: basti pensare che in Germania – così ha continuato Pileri – esso ha creato 300000 posti di lavoro e produce 4 miliardi di Euro all’anno. Sì, 4 miliardi. Pileri calcola che il progetto VENTO, se realizzato (e realizzato bene!), può produrre 2000 posti di lavoro, non solo direttamente impiegati sulla dorsale ciclabile, ma anche nell’indotto della manutenzione, della ristorazione, dell’accoglienza e dei servizi di guida e assistenza ai cicloturisti. Non di certo bruscolini di questi tempi in cui si preferisce di investire su moltissimi tanti progetti forse inconcludenti e che non avranno né benefici economici, né ambientali. Pilieri diceva, sempre durante la discussione, che per rendere la dorsale VENTO operativa, accogliente, senza barriere architettoniche, uniforme da regione a regione per cartellonistica, indicazioni e informazioni, ci vuole un finanziamento equivalente a quello per costruire pochissimi chilometri di autostrada.
Il viaggio è servito soprattutto per testimoniare la fattibilità del progetto, per promuoverle a livello nazionale e nelle diverse tappe in cui il team si è soffermato (Alessandria, Modena, Piacenza, Pavia, Ferrara sono solo alcune), ma è stato soprattutto un modo per (ri)scoprire una valle (quella del Po) che ormai è andata perduta, territori e luoghi di antiche e rare bellezze, che oggi vengono trascurati sia dalle amministrazioni (perfino nella cura di argini e terreni) che dai “cittadini” comuni; sono rimasti in pochi coloro che “vivono” il Po, con le sue bellezze e la sua storia.
Un momento del film-documentario al Cecchi Point
Io non posso non dirmi legato a questo fiume: una parte della mia famiglia, quella che mi ha dato il cognome che porto, arriva da Ferrara, piccola-grande capitale del Po (visitata, insieme ai paesini vicino, in sella alla mia bici in una ricerca di origini, qualche anno fa); io sono nato e mi sento torinese, che invece è la grande-piccola capitale del Po. Insomma, sarà perché qualcosina di questi luoghi ho potuto già assaporare, ma sono fermamente convinto che il progetto di Paolo Pilieri sia un progetto vincente, prima di tutto nella formula e nella scelta di stile di vita: una vita forse più lenta ma più dilatata, forse più faticosa ma più salutare, forse più essenziale ma meno superficiale. Una vita che può testimoniare che la velocità non è saporita quanto il lento avvicinarsi delle tappe, dei campanili, dei canali e dei passanti.
 
Se state leggendo questo post vi do perciò qualche compito a casa (o in ufficio, o sullo smartphone, insomma, vedete voi…): vi invito a leggere meglio il progetto qui, di vedere il trailer del film sopra (e magari poi comprarlo qui) e poi di fare una sottoscrizione al progetto per aiutare i nostri amici, qui (sia che tu sia un singolo cittadino o un’associazione).
Vi chiedo troppo? Non credo… dai, staccati un attimo da facebook e sogna anche tu un modo diverso (forse più coraggioso) per gustare luoghi, arte, relazioni e bicicletta!

P.S.: il 26 marzo 2014, alla stazione Porta Nuova di Torino, il team di Paolo Pileri sarà al binario 1 con l’iniziativa TRENO VERDE 2014 per presentare il progetto VENTO!

Condividiamo con voi la recensione del film scritta da Daniela Falchero per Greenews.info

È di questi giorni l’uscita del film Vento, ovvero la storia di un viaggio su due ruote che è anche la dimostrazione pratica di un progetto tutto italiano pensato per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po da Torino a Venezia e viceversa. Da qui l’acronimo VenTo che dà il nome al progetto e il titolo al documentario realizzato da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia. I tre registi hanno seguito nel loro viaggio in bicicletta da Milano a Venezia i promotori del progetto, un gruppo di professori del Dastu, presso il Politecnico di Milano.

Paolo Pileri, 46 anni, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, è il motore dell’iniziativa nonché l’ideatore di questo road-show di 8 giorni che per 630 Km ha attraversato 30 città di 4 regioni e in 15 tappe ha raccontato e diffuso le intenzioni di Vento. In questa missione lo hanno accompagnato i suoi assistenti, gli architetti Diana Giudici e Alessandro Giacomel, rispettivamente responsabile della comunicazione e responsabile scientifico della spedizione. Hanno fatto parte della squadra anche Chiara Catarozzolo, studentessa pugliese di 23 anni trasferitasi a Milano per gli studi, ed Ercole Giammarco, 50 anni, ex manager ora consulente di marketing, appassionato di cicloturismo e promotore di Cyclopride.

Insieme, i cinque ciclisti hanno accolto la sfida di dimostrare che percorrere tutta l’Italia in orizzontale dalle Alpi all’Adriatico in bicicletta è fattibile. Basterebbe costruire una pista lungo il percorso naturale del fiume Po, realizzando quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, al costo di 80 milioni di euro, equivalenti al prezzo di 2 km di autostrada.
L’idea è interessante sotto più punti di vista, da quello economico – Vento per esempio rappresenterebbe un primo passo verso il cicloturismo, settore ancora inesplorato in Italia e dalle notevoli potenzialità – fino a quello sociale e culturale, per la riscoperta del territorio che offre e la generazione di un indotto ad ampio respiro. Il documentario ha voluto raccontare l’entusiasmo e gli imprevisti che gli stessi promotori hanno incontrato durante il viaggio. Perché alla fatica della tabella di marcia si sono aggiunte le condizioni climatiche non sempre favorevoli e le scoperte poco piacevoli del percorso, dai passaggi sbarrati e difficili da superare in bicicletta alle limitazioni imposte sui treni a chi viaggia su due ruote.

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La pellicola ha il merito di calare questo progetto già nella vita quotidiana, grazie a un montaggio accurato e fedele agli eventi, cui si somma il valore aggiunto dell’alternare alle immagini del viaggio numerose foto d’epoca dei luoghi attraversati dai cinque protagonisti. Un parallelo che mette a confronto due epoche non troppo distanti fra loro temporalmente (si parla di solo 50 anni), ma molto diverse nello stile di vita. Una riflessione garbata e discreta dei registi sulla possibilità che Vento offre di tornare a un rapporto più stretto e conviviale con il fiume e in generale a quel downshifting di cui oggi tanto si parla. Per chi volesse avventurarsi in questo road movie su due ruote il documentario è già disponibile in DVD o via streaming.

Daniela Falchero

Mentre attendiamo i primi commenti da chi ha già visto il film in streaming HD su https://www.reelhouse.org/stuffilm/vento/ventofilmtrailer (gli amici che hanno acquistato il dvd sono in attesa del postino!) pubblichiamo una bella recensione del film scritta da Suambra Strumendo sul blog ecquobottega.it

VENTO. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po
Quando la bici… (non) va in vacanza!
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Una volta a settimana la celeberrima nonna Regina, già cacciatrice di api, radunava in scala il terzetto delle nipoti, di cui facevo orgogliosamente parte, per una rischiosa gita in bicicletta lungo la Triestina, spalmata in tre tappe, una volta raggiunto il paese: visita alla balbuziente zia Anna, pace all’anima sua, spesa al supermercato, ritiro delle gonne rammendate a casa della sarta Maria, la pingue gattara. La strada che dovevamo percorrere era un rettilineo super trafficato, come lo è tuttora, in mezzo al verde. La regola da rispettare era sempre la stessa: noi bambine davanti, sguardi vigili sulla linea bianca, mentre la nonna chiudeva la coda, a bordo della sua Graziella rosa confetto.
Lungo il tragitto le insidie erano molte a causa della mancanza di una pista ciclabile. Il ciglio della strada era pressoché inesistente e sconnesso dalle sotterranee radici dei platani. Ricordo ancora il livello di adrenalina in corpo che mi accompagnava ad ogni viaggio, alimentata dal passaggio a filo delle macchine che provocava a noi cicliste un “destra-sinistra” pericolante. 
Aria che non dimenticherò mai, il vento della libertà. Ancora oggi gli incontri con il vento non smettono mai di emozionarmi, ma ho notato che ultimamente tale parola è stata utilizzata per un divertente slogan che promuove un moderno progetto urbanistico: VENTO, acronimo dei suffissi VENezia/TOrino è un progetto ideato e creato da DAStU – Politecnico di Milano, per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia e viceversa. Lo scopo è la promozione di un’idea concreta di sviluppo occupazionale, ambientale ed alimentare attraverso la valorizzazione del cicloturismo.
La ciclovia VENTO è lunga 679 km e attraversa più di 200 località, coinvolgendo 2.000 enti commerciali e più di 10.000 aziende agricole. 

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Per promuovere il progetto il 25 maggio 2013 è stato inaugurato VENTO biciTour, un avventuroso cicloviaggio di otto giorni, compiuto da cinque valorosi docenti del Politecnico di Milano, che hanno pedalato per 632 km, dalle Alpi all’Adriatico, lungo 15 tappe, e visitato centri d’interesse come Milano, Cremona e Ferrara, stretto la mano a turisti e bambini, colloquiato con abitanti e amministratori presentando il progetto come orgogliosi ambulanti, e rimpinzandosi, pedalata dopo pedalata, di specialità della casa di terra e mare, dal riso alle vongole. 

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Per tutti i San Tommaso è stato anche girato il film documentario dell’impresa fisica e intellettuale, intitolato Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po, regia di Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia. Dinamico, spassoso e naturale come una ruota di bicicletta, il documentario mette in scena il delicato incontro fra l’uomo e la natura, tenuto insieme dalla bicicletta, ma ostacolato sempre più spesso dai soliti limiti infrastrutturali e ambientali. Dietro al mezzo milione di pedalate compiute dai sostenitori di VENTO c’è l’interesse di far capire alla gente che la riqualificazione della dorsale ciclistica è un bene immobile su scala europea che richiama il cicloturista italiano e straniero come l’imprenditore locale poiché centinaia di migliaia di turisti vorrebbero visitare i paesi e le città vicine al fiume, ma ne sono impediti a causa della desertificazione infrastrutturale e dei gaps culturali. L’investimento è oneroso,
costa 80 milioni di euro, ma rilancerebbe l’economia del territorio per oltre 100 milioni di euro all’anno, offrendo fino a 2.000 posti di lavoro, arrivando persino ad attrarre oltre mezzo milione di turisti l’anno, (pensate che con gli stessi soldi si costruiscono solamente 2 km di autostrada). 
Tutto ciò senza infierire a livello paesaggistico perché è la stessa natura a regalare all’uomo tratti pedalabili che corrono lungo gli argini, smerigliati fra loro anche per assurde regole d’uso (il 42% della lunghezza totale), che VENTO andrebbe a valorizzare, formando un serpentone dall’appeal turistico accattivante e da un ottimo livello di sicurezza.
Nel film, gli impavidi “ciclonauti” viaggiano a qualsiasi ora, anche di notte e sotto la pioggia, facendo i conti con altre avversità come piloni che sbarrano la strada, trasporti pubblici che limitano il carico di biciclette a quattro, interruzioni di percorso risolte con la bici in spalla, il tutto nel cuore della Valle del Po, sospesa fra legalità e illegalità, fra bellezze sconosciute, storiche attività con le serrande chiuse e archeologia industriale. Davvero toccanti le foto d’archivio in bianco e nero che immortalano con disincanto l’Italia di ieri, fatta di più natura e meno cemento, di piccole spiagge frequentate da un brulichio di turisti e attività floride. 
Continuo a credere, e gli scatti me ne danno ragione, che noi italiani siamo un popolo al quale la natura non ha fatto sgarbi, razzie o atti di avarizia, ma solo preziosi doni. L’Italia è la nazione con il più alto numero di beni culturali nel Mondo. Tutti lo sanno, tutti se ne vantano, nessuno che agisce concretamente in difesa del paesaggio e investa nella educazione alla cultura di eterogenee forme di divertimento e svago, come il cicloturismo. È necessario agire sulla forma mentis delle persone, il che significa instillare nell’organismo del cittadino l’enzima della sostenibilità, l’interesse per il polimorfo e per la sfumatura, che nel concreto vuol dire far capire alla gente che le Spa e le bellezze culturali non si raggiungono solo a quattro ruote, ma che sarebbe uno spasso farlo anche in sella ad una bicicletta. 
VENTO è un progetto sincero e altruistico che asseconda la stessa personalità del Po, un umile e orgoglioso fiume, diversamente valorizzato anche nel documentario, che unisce tante terre, divise dall’ego degli uomini.
VENTO è una biologica Vinavil contro le scheggiature infrastrutturali, una Travelgum alla nausea da viaggi a singhiozzi, un’idea visionaria ma solida, che punta al rilancio dell’economia del territorio italiano sfruttando il mezzo di trasporto più ecologico che l’uomo sia mai riuscito a costruire: la bicicletta!
Oggi nonna Regina preferisce andare a piedi a causa dei reumatismi, ma la Graziella di cui mi ha fatto dono l’ho riposta gelosamente in garage. È tutta sgangherata, quasi mi secca portarla ad aggiustare, la ruggine mi ricorda chi sono e con quanto buon vento ho stretto amicizia.
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Vento/ L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po
Regia: Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia
Produzione: Stuffilm / BODÀ

Il film è disponibile in DVD o streaming HD su: www.filmvento.wordpress.com