Vento. l’Italia in bicicletta lungo il fiume Po / FILM TRAILER from Stuffilm on Vimeo.

Clicca sull’immagine sopra (o qui) per vedere il trailer del film, clicca nella colonnna di  sinistra di questa pagina ( o qui) per guardare tutto il film in streaming o in formato dvd!
Click on the image above (or here) to watch the film’s trailer  (english subtitled version also available for both dvd and streaming options!)

Immagine  —  Pubblicato: novembre 18, 2013 in Uncategorized
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Martedì 11 marzo 2014 al Cecchi Point di Torino ho avuto il piacere di vedere il film-documentario della Stuffilm che racconta il viaggio di otto giorni, con quindici tappe, dell’ing. Paolo Pileri e del suo team, partiti da Torino fino a Venezia. Un viaggio di 650km. In bici.
Sì, perché l’ing. Pileri e i suoi quattro compagni di viaggio, sono promotori da anni di un progetto del Politecnico di Milano che si chiama VENTO (dall’acronimo Ven.To., cioè Venezia – Torino), che si ripromette di dotare all’Italia della più grande (e forse prima) dorsale cicloturistica, tutta interamente dispiegata sulle rive del nostro fiume più lungo, il Po.
l’ing. Paolo Pileri durante la discussione
Come Pileri raccontava nella discussione a fine proiezione, in Italia non vi sono strutture del genere per il cicloturismo, una forma di turismo che in altri Paesi frutta molto lavoro e molti soldi: basti pensare che in Germania – così ha continuato Pileri – esso ha creato 300000 posti di lavoro e produce 4 miliardi di Euro all’anno. Sì, 4 miliardi. Pileri calcola che il progetto VENTO, se realizzato (e realizzato bene!), può produrre 2000 posti di lavoro, non solo direttamente impiegati sulla dorsale ciclabile, ma anche nell’indotto della manutenzione, della ristorazione, dell’accoglienza e dei servizi di guida e assistenza ai cicloturisti. Non di certo bruscolini di questi tempi in cui si preferisce di investire su moltissimi tanti progetti forse inconcludenti e che non avranno né benefici economici, né ambientali. Pilieri diceva, sempre durante la discussione, che per rendere la dorsale VENTO operativa, accogliente, senza barriere architettoniche, uniforme da regione a regione per cartellonistica, indicazioni e informazioni, ci vuole un finanziamento equivalente a quello per costruire pochissimi chilometri di autostrada.
Il viaggio è servito soprattutto per testimoniare la fattibilità del progetto, per promuoverle a livello nazionale e nelle diverse tappe in cui il team si è soffermato (Alessandria, Modena, Piacenza, Pavia, Ferrara sono solo alcune), ma è stato soprattutto un modo per (ri)scoprire una valle (quella del Po) che ormai è andata perduta, territori e luoghi di antiche e rare bellezze, che oggi vengono trascurati sia dalle amministrazioni (perfino nella cura di argini e terreni) che dai “cittadini” comuni; sono rimasti in pochi coloro che “vivono” il Po, con le sue bellezze e la sua storia.
Un momento del film-documentario al Cecchi Point
Io non posso non dirmi legato a questo fiume: una parte della mia famiglia, quella che mi ha dato il cognome che porto, arriva da Ferrara, piccola-grande capitale del Po (visitata, insieme ai paesini vicino, in sella alla mia bici in una ricerca di origini, qualche anno fa); io sono nato e mi sento torinese, che invece è la grande-piccola capitale del Po. Insomma, sarà perché qualcosina di questi luoghi ho potuto già assaporare, ma sono fermamente convinto che il progetto di Paolo Pilieri sia un progetto vincente, prima di tutto nella formula e nella scelta di stile di vita: una vita forse più lenta ma più dilatata, forse più faticosa ma più salutare, forse più essenziale ma meno superficiale. Una vita che può testimoniare che la velocità non è saporita quanto il lento avvicinarsi delle tappe, dei campanili, dei canali e dei passanti.
 
Se state leggendo questo post vi do perciò qualche compito a casa (o in ufficio, o sullo smartphone, insomma, vedete voi…): vi invito a leggere meglio il progetto qui, di vedere il trailer del film sopra (e magari poi comprarlo qui) e poi di fare una sottoscrizione al progetto per aiutare i nostri amici, qui (sia che tu sia un singolo cittadino o un’associazione).
Vi chiedo troppo? Non credo… dai, staccati un attimo da facebook e sogna anche tu un modo diverso (forse più coraggioso) per gustare luoghi, arte, relazioni e bicicletta!

P.S.: il 26 marzo 2014, alla stazione Porta Nuova di Torino, il team di Paolo Pileri sarà al binario 1 con l’iniziativa TRENO VERDE 2014 per presentare il progetto VENTO!

Di seguito trovi il calendario dei prossimi incontri di presentazione del film.
Oppure clicca qui per avere maggiori informazioni e per guardare il trailer del documentario.

Mercoledì 5 Marzo
Palazzo Farnese, Piacenza

Martedì 11 Marzo, ore 18:00
TORINO, Cecchi Point

Lunedì 17 Marzo, ore 8:30
Casale Monferrato

Giovedì 20 Marzo, ore 20:30
Cherasco Movie, Cherasco (CN)
per info http://cherascomovie.blogspot.it/2014/02/quattro-appuntamenti-doc-per-cherasco.html

Venerdì 28 Marzo, ore 14
Fiera Fà La Cosa Giusta, Milano (SALA CINEMA)

Venerdì 30 Maggio, ore 21:00
Museo di Cà Vendramin, Taglio di Po, Rovigo

Che cos’è il film
“Vento. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”?

Vento è il diario di un viaggio lungo otto giorni, quelli necessari a cinque progettisti per attraversare l’Italia in bicicletta seguendo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia.
630 km per dimostrare la fattibilità di quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe migliaia di nuovi posti di lavoro, green economy, sviluppo sostenibile, al costo di soli 2 km di autostrada.
Un viaggio dalle Alpi all’Adriatico attraverso quattro regioni e lungo tutta la Pianura Padana, che diventa l’occasione per raccontare un pezzo d’Italia da una prospettiva inedita.
Un road movie su due ruote tra città d’arte, paesaggi e persone profondamente cambiati in questi ultimi 50 anni.

Il film è disponibile in formato dvd e streaming all’indirizzo http://filmvento.wordpress.com/

GUARDA IL TRAILER: http://vimeo.com/79687883

Un film di/ a film by Paolo Casalis, Pino Pace, Stefano Scarafia
Con/ with Paolo Pileri, Diana Giudici, Alessandro Giacomel, Chiara Catarozzolo, Ercole Giammarco
Prodotto da/ Produced by Stuffilm Creativeye e BODA’

Originally posted on The Human Cyclist:

The freedom of cycle touring Freedom. Escape. Journey. Cycle touring is heaven, a nirvana for the purist bike rider. A voyage, a pilgrimage, not from a to b but from a to z, the letters in between a jumble of memories no cycling blog or magazine can arrange into a string of words that will ever do your experiences justice.

The road is life. So said a certain Jean-Louis “Jack” Kérouac, a cyclist in waiting if ever there was one. I love all forms of cycling but nothing compares to touring. Setting off safe in the knowledge that for the next x days your only focus is the journey. That means cycling, eating and sleeping with very little in between. Maybe a bit more eating. And cycling. Bliss.

Bikes, beards and bags

To some cycle touring conjures up images of lone bearded men slowly struggling along a remote road, seemingly always dressed head to toe…

View original 1.855 altre parole

from Thewashingmachinepost

torino to venice: vento

Islay being historically and presently a farming community, the island is peppered with old drove roads, devised to allow farmers to move their herds and flocks easily across country as well as taking them to market. while many of these routes are now overgrown as their need has receded to the point of extinction over the past decades, it’s still possible to find beginnings, ends and middles if you look closely enough, and there are still several farmers and retired farmers able to describe in detail what use was made of these makeshift but well trammeled roads.

torino to venice: vento

And as the house at gartbreck, about two miles out of bowmore is granted planning permission to become islay’s ninth malt whisky distillery, someone in the office piped up during the week with the recollection that there used to be a small ferry boat that sailed between gartbreck and port charlotte on the other side of the loch. motorised transport and an almost reasonable road surface have effectively made such a sea route redundant, though i cannot deny it would be a delightful route to reach bruichladdich for a coffee in the summer months. I’m simply not a good enough sailor to attempt anything of the sort at this time of year.
Though one or two of these ancient passages could conceivably make for interesting and diversionary walking and cycling routes even today, it’s highly doubtful that resurrecting any of them would bring a greater number of tourists to the isle. the distilleries we currently have, coupled with road equivalent tariff on the ferries mean that islay’s tourism is all but currently saturated. this rock in the atlantic is not over-endowed with road miles in the first place, so any distance savings would be minimal at best, and you can see most of which you wish via the current transport infrastructure.

torino to venice: vento

There are, however, countries further afield with historical routes that still exist, even though modernity and the encroachment of the motor car have relegated them almost to obscurity.
The river po stretches from the western coast of italy all the way from torino, across country to venice in the adriatic on italy’s east coast. this wide and once busy waterway was often substituted for the sea by various communities that sit along its banks. they undertook the same pastimes on its beach as those on the adriatic coast. five designers from the polytechnic in milan, a city that lies within easy access of the river about a third of the way from torino en route to venice, decided to pedal the 670+ kilometres intending to demonstrate the feasibility of creating the longest bike path in italy.

torino to venice: vento

Aside from undertaking the distance over a period of eight days, they came across many obstacles to easy pedalling principally the result of regional engineers not having taken the bicycle into consideration at all. barriers that meant having to dip under with fully loaded tourers and bridges up and across which bikes and luggage had to be manhandled did little to ease their journey. however, their route took them through towns and villages displaying some exquisite examples of italian architecture and tourist attractions, many of which lie all but unknown and through countryside that has changed dramatically over the last half-century.

torino to venice: vento

The man in charge of the expedition and a single-minded individual who is passionate about opening up the route is paolo pileri. a strong rider towing a bob trailer behind his mountain bike, his is the voice most often heard at public meetings staged along the way to point out to members of the communities just how lucrative the opening of this route could be to their towns. and in the opening sequence of the film vento, he points out that this could all be achieved for the same cost as two kilometres of motorway.
This documentary, lasting 50 minutes was filmed by paolo casalis, pino pace and stefano scarafia, following the five designers as they wend their way along the banks of the po eventually destined for the historical city of venice. not only have they made a quite superb film, but the equivalent of an italian tourist board invite to see some of italy’s hidden treasures along the way. the po has to be traversed by boat on three occasions along the way, leading to some intriguing alternative views other than the aspects offered by pedalling. the producers have strategically inserted some fabulous historical footage of how important the river once was to those who lived along its banks.

torino to venice: vento

Those who may wish to view the impassioned perspicacity of paolo pileri and his colleagues can now access the film either by download, online streaming, or purchase as a dvd. though naturally the narrative is in italian, there is also a version with english subtitles. for those who are perhaps more adventurous and would consider undertaking at least part of the same route for themselves, the footage is invaluable, and even at its very least it’s a highly entertaining and educational 50 minutes.

torino to venice: vento

You can watch the trailer here and if you like what you see, this is also the place to order a copy in the format of your choice. most of us view italy as something of a pilgrimage to which it is necessary to acquiesce at least once in a lifetime. those ideals, however, mostly inhabit the sporting life; this proves that there are aspects of italian cycling life that more readily parallel our own attempts to have those in power pay more attention to the benefits of commuting and cycle-tourism.
As two german tourists admit to pileri en-route, they have met around five cyclists per day on their travels along the banks of the po, whereas they would more regularly meet hundreds if not thousands on a comparable cycle route in germany.
This is a unique film that deserves all the attention you can give it.

monday 10 february 2014

English version is finally out!
Stream the film here: https://www.reelhouse.org/stuffilm/vento
or

Buy dvd here: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=Q732T9DTJH6AQ

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da salviamoilpaesaggio.it

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Metti che un gruppo di ricercatori e docenti del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, guidati da Paolo Pileri, abbia un progetto di sviluppo economico e territoriale e che questo progetto sia una sorta di ciclovia lunga oltre 600 chilometri, a seguire il Po da Torino a Venezia: non è questa una delle vere “Grandi Opere” utili per il nostro Paese?

VENTO è una ciclovia? No, VENTO è sviluppo. Un sano e verde sviluppo.
VENTO ha la forma di una ciclovia, ma non lo è. VENTO è un progetto di sviluppo, una concreta e stabile occasione di occupazione e rilancio economico dei territori attraversati (e non solo loro). Questo è VENTO. Questa è una ciclabile lunga.
Andare in bicicletta non è uno sfizio di qualcuno o un capriccio di categoria, ma è uno dei modi per muoversi, viaggiare, andare a lavorare e a studiare. Le ciclovie non sono accessori di una società agiata o di una cultura che non ci appartiene, ma sono infrastrutture come le altre idonee per tutte le culture.

VENTO non è un progetto locale, ma un progetto del Paese: sono 679 km di ciclabile, ma sono anche 679 km di green economy, di green jobs e potenziale crescita dell’economia. I 40.000 km di ciclabili tedesche producono 8 miliardi di indotto all’anno, stabilmente. Centinaia di migliaia potrebbero essere i nuovi flussi di turisti lungo VENTO, che diverrebbero il motore per tante economie diffuse e per far ripartire la crescita … vere green economy: aziende agricole (14.000 sono quelle attraversate dal progetto), attività ricettive (300 per ora), attività commerciali (2.000) e tanti cittadini (oltre 1,5 milioni).

In parte VENTO già esiste, in parte bastano un paio di accordi politici e tecnici per utilizzare gli argini e in piccola parte deve essere realizzata e messa in sicurezza. Il tutto si potrebbe fare in tre anni.

Occorrono solo poco più di 80 milioni di euro (lo 0.01% della spesa pubblica annuale; il costo di 1-2 km di autostrada), ma soprattutto l’impegno dello Stato, di 4 regioni, di 12 province, degli enti fluviali, di tutti i comuni, coordinati da un soggetto unico. Il giro di affari annuo è stimato in due volte l’investimento iniziale. Per sempre.

Ma VENTO non si ferma qui e potrebbe crescere collegandosi con altre ciclabili (quella del Brennero-Peschiera-Mantova, la Torino-Nizza, Mantova-Ferrara-Adriatico, etc.) e raddoppiando sulla sponda opposta del Po. Sono infinite le potenzialità. Ancora più infinite se si pensa che VENTO è collegato al Treno e alla navigazione fluviale.

VENTO è paesaggio, sviluppo, beni culturali, ambiente, agricoltura, fiume, natura, città, piccoli comuni, cibo, tipicità, sole, vento, salute, lavoro, futuro.

VENTO è anche Eurovelo. VENTO è anche Bicitalia. La realizzazione di VENTO andrebbe a soddisfare una richiesta europea da un lato e ci metterebbe in collegamento con gli altri paesi.

VENTO è un’infrastruttura che si porta dietro innovazione e benefici; vuole dire a tutti noi che un piano infrastrutturale nazionale che si candida a sostenere lo sviluppo del Paese in questa particolare congiuntura, deve farsi portatore di una nuova cultura, di una svolta. Non possono esserci solo i soliti ingredienti nel nostro futuro: autostrade, strade, trafori, ferrovie veloci, piattaforme logistiche. Le grandi ciclovie Europee sono opere per rilanciare lo sviluppo di un paese. Per questo occorre cambiare scala di progettazione e di gestione e stare più in alto.

Non sono forse queste le grandi opere di cui un paese ha bisogno?

Maggiori informazioni le trovate qui, dove potrete anche prenotare il vostro dvd.

Culture and tourism minister praises project that would tie in with Milan Expo and link Venice and Turin along the Po river
from “THE GUARDIAN
 
People cycling along the banks of the Po river in northern Italy. Photograph: Realy Easy Star/Toni Spagone/AlamyPeople cycling on the banks of the Po river in northern Italy

It would take you from the stately squares of Turin to the waterways of Venice; from the shadow of the Alps to the open skies of the Po delta, with the palaces of Ferrara and violins of Cremona just waiting to be admired en route. A plentiful supply of pasta, polenta and pork would help your stamina but you might consider an extra pannier for the bottles of Barolo.
For the past three-and-a-half years, activists in Italy have been lobbying for the construction of a 422 mile (679km) cycle path, known as VenTo, that would link the major cities of the north as well as a host of lesser-known treasures along the banks of the river Po. Now, as the eurozone’s third largest economy starts to see faint signs of recovery from its longest postwar recession, hopes are growing that the project’s time may just have come.
Last week, after meeting with VenTo’s proponents, the culture and tourism minister, Massimo Bray, lavished praise on the idea, saying it was an important initiative that could be an example of sustainable development for the rest of Italy and would ideally tie in with the Universal Exposition due to be held in Milan in 2015.
Paolo Pileri, spokesman for VenTo, said he was hopeful that under this, the third Italian government since its inception at the end of 2009, the project might not be falling on deaf ears. “The government is starting to say: this is interesting,” he said. Pileri, a professor of urban and environmental development planning at the Politecnico university in Milan, added: “This cycle path is like the chain of a necklace … Turin is the first pearl, Valenza the second pearl; there are so many pearls – but at the moment we’re just missing the chain.”
Pileri and his colleagues estimate the cost of VenTo’s construction at €80m. But, they say, that would be rapidly offset by the tourism-related income the path would generate throughout northern Italy – a figure they put at about €100m a year. The project, they say, would create 2,000 jobs in hospitality and other related sectors.

Vento

“[We want] to show the country that out of the landscape, cultural heritage and ‘healthy’ tourism can come a significant response to the crisis, which should not be sniffed at,” said Pileri, who wants the state to see investment in sustainable projects like VenTo as a new and improved model of economic development.
Like many cyclists here, both tourists and locals, he also just wants to be able to enjoy two-wheel travel rather more than is currently possible. Italy is famous for being one of the most car-dependent countries in the world and has lagged behind on the provision of the kind of long and continuous bike paths seen in some other European countries such as Germany.
But, with the recession, the country that gave the world Fausto Coppi and the neorealist masterpiece Bicycle Thieves (Ladri di Biciclette) has been rediscovering its past pleasures, with 2012 sales of bikes up 200,000 on the year before. Activists believe there is now an urgent need to create a national network of workable paths.
“While there’s no shortage of Italians who cycle around Italy, many are put off by aggressive drivers and high traffic levels, so not as much cycling takes place as it could do if conditions were made friendlier for lovers of two-wheel transport,” wrote Alex Roe, a Milan-based blogger, who said it would be a great shame if VenTo were not built.
If it did get the funding from state and regional authorities, Pileri says VenTo would be the longest continuous cycle path not only in Italy but also in southern Europe as a whole. According to the plans, it would have two lanes and be 2.5m wide – modest measurements that have not, however, prevented it being dubbed a cycle motorway.
The comparison is not altogether unfounded. Pileri said the route envisaged would draw inspiration from paths already in existence abroad that “have a design kind of like motorways – very linear, few curves, few slopes, because our idea is precisely to import into Italy a model of infrastructure that can be used by everyone – not just the very fit but also children, the elderly, everyone,” he said.

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Tre registi, venuti a conoscenza della cosa, decidono di farne un film: Pino Pace (scrittore e sceneggiatore, su VENTO ha inoltre pubblicato un ebook), Paolo Casalis (autore de L’Ultimo Chilometro) e Stefano Scarafia (che con Casalis ha realizzato il film Il Corridore, sull’ultramaratoneta Marco Olmo). Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Paolo Casalis e quella che segue è la nostra intervista.
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NBM: Come prima cosa volevo chiedervi alcune notazioni tecniche sul film; come siete entrati in contatto con il progetto Vento, come è nata questa collaborazione? quanti giorni di lavorazione tra sopralluoghi e girato? nel film si parla di giornali, radio, persino un ministro: avete avuto difficoltà a trovare finanziamenti?

Paolo: Pino Pace (lo sceneggiatore del gruppo) un bel giorno ha presentato a me e Stefano Scarafia questa idea. fare un film su un gruppo di professori del Politecnico di Milano che da lì a pochi mesi avrebbero percorso oltre 600 Km in bicicletta, per dimostrare la fattibilità (e necessità) di una pista ciclabile tra Torino e Venezia, un progetto cui il gruppo del Prof. Paolo Pileri sta lavorando da anni. Mettetevi nei nostri panni. Non avreste detto anche voi: “Che idea meravigliosa! Facciamolo!” Questa la risposta breve. In realtà da tempo, dopo una prima bella esperienza di lavoro insieme, stavamo cercando di realizzare un altro documentario a tre. Aggiungete che io sono un ciclista praticante (perdonatemi se ne parlo come fosse una religione) e avevo appena finito di realizzare il mio documentario sul ciclismo “L’Ultimo Chilometro”  e che Pino tutti i giorni si fa da San Mauro Torinese a Torino centro in bicicletta, e il quadro è completo. Il passo successivo è stato contattare il Politecnico, e lì abbiamo trovato una sponda formidabile: entusiasmo, disponibilità a partecipare e a mettersi in gioco. Il film è, volutamente, un road-movie in senso stretto: niente soppralluoghi, niente preparazione. Siamo andati da un punto A (Torino) ad un punto B (Venezia) e abbiamo filmato ciò che abbiamo trovato nel mezzo: pianure, risaie, paludi, incidenti tecnici, giornate di caldo sole e di pioggia fastidiosa.  Abbiamo preso tutto quanto gli 8 giorni del viaggio ci hanno offerto e ne abbiamo tirato fuori questo film. Un film che è prodotto da due piccole case di produzione: la Stuffilm di Bra e lo studio Bodà di Torino e che è in parte finanziato da alcuni enti, cui vanno i nostri sinceri ringraziamenti: Il Politecnico di Milano, che fin da subito ha visto nel film uno strumento utile per promuovere l’idea di Vento; il Consorzio di Bonifica di Piacenza; il Comune di Camino (AL) e il Comune di Ferrara. Non pensate a finanziamenti da capogiro: piccoli contributi, importantissimi però per avviare una macchina così complessa come è la produzione di un film. Sì, perchè gli 8 giorni di riprese sono stati la parte più facile (quella in discesa, per continuare nella metafora ciclistica), a cui sono seguiti 4 mesi di montaggio video e post-produzione. Infine, prima ancora di inziare le riprese avevamo lanciato una campagna di crowdfunding, e anche mentre scrivo la nostra campagna di finanziamento è ancora attiva: per prendervi parte, guardate il film in streaming o acquistatelo in dvd!

NBM: Come è stata generalmente l’accoglienza nelle città? e nelle campagne, nei paesi più piccoli? che differenze avete trovato? come reagiva il pubblico?

Paolo: L’accoglienza è stata fantastica pressochè ovunque, dall’Alessandrino al Polesine. E’ vero che il percorso era già stato stabilito da tempo, i sindaci informati e gli assessori mobilitati. Quello che però non era possibile programmare era l’accoglienza della gente comune, dei ciclisti incontrati per caso, dei contadini, dei pensionati delle bocciofile o dei guardiaparchi. Ovunque abbiamo ricevuto (o meglio, il gruppo del Politecnico ha ricevuto) solidarietà, compagnia, aiuto. Dei tre registi, io ero l’unico munito di bicicletta (la mia vecchia mountain-bike) e per lunghi tratti ho seguito i nostri 5, mentre i miei due soci filmavano dalla macchina. La cosa più bella è stato vedere ciclisti di ogni tipo (dal semiprofessionista su una Cannondale da 3000 euro al pensionato su una bici da uomo scassata) accordarsi a noi e seguirci, anche solo per qualche chilometro. Talvolta i cilcisti ci aspettavano all’ingresso del loro paese, e poi si mettevano in testa alla carovana per aiutarla a imboccare le stradine e i sentieri più adatti. Anche le grandi città si sono difese molto bene: da Torino (quando siamo partiti era il girno del Bikepride, e il parco del Valentino era zeppo di ciclisti festanti) a Piacenza, Cremona e ovviamente Ferrara, che ha dimostrato di meritare l’appellativo di “Città della bicicletta”.

NBM: Quali sono i cambiamenti del paesaggio che più vi hanno colpito?

Paolo: Inizio col dire una cosa forse banale, ma che per me è stata una scoperta inaspettata: il Po e la Pianura Padana visti dalla bicicletta son tutt’altra cosa rispetto ai paesaggi visti dall’autostrada. Mi spiego: se credete di conoscere la Pianura Padana perchè l’avete attraversata in auto centinaia di volte…beh, non è così. Ai 25 all’ora la Pianura Padana è tutt’altra cosa. Si lascia una dimensione fatta di grandi realtà industriali, città operose, grandi vie di comunicazione, e si entra in un dedalo di strade e stradine, piccoli paesi, cascine e campagne infinite. Fin qui i lati positivi. Una cosa che mi ha colpito in negativo, invece, è vedere come lunghi tratti del Po siano  in uno stato di totale abbandono: vecchie cascine diroccate, ferrovie dismesse, fabbriche abbandonate. Nel film abbiamo utilizzato vecchi video e fotografie d’archivio della pianura e del Po per mostrare la trasformazione radicale dei paesaggi del grande fiume: da luogo di divertimento e di lavoro, affollato di villeggianti, di pescatori, di sportivi, a luogo del degrado e dell’abbandono. Per quanto riguarda il paesaggio, la ciclabile Vento è un lungo avvicinamento al mare: si parte con il Monviso e le alpi sulla sinistra e si arriva in una terra di mezzo tra mare e fiume. A livello ciclistico, la differenza principale è nel “sedime stradale”: in piemonte e lombardia si percorrono stradine che affiancano il Po, in Emilia e Veneto si pedala quasi sempre sulla cima degli argini fluviali, alleato formidabile dell’idea di questa pista ciclabile.

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NBM: Quale realtà avete scoperto, se esite, che non immaginavate nemmeno (a parte il messicano ovviamente!)?

Paolo: Abbiamo scoperto che l’Italia di provincia (cui peraltro apparteniamo tutti e tre) è ancora viva. Di più, abbiamo scoperto che questa Italia “minore”, che per decenni si è cercato più o meno inconsapevolmente di cancellare, promuovendo trasferimenti di massa verso le grandi città industriali, è un’Italia bella, affascinante, da riscoprire e valorizzare. Nel film Ercole e Paolo parlano del percorso di Vento come di una “collana di perle”: è proprio così, e la cosa bella e che queste perle sono tantissime e disseminate lungo tutto il tragitto. E vanno (ad es.) dal famosissimo Tondo Doni del Botticelli alla sconosciuta (almeno per noi) e bellissima città di San Benedetto Po.

NBM: Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato durante il viaggio? cosa è andato storto?

Paolo: Dal nostro punto di vista direi che è andato tutto bene, o forse più realisticamente siamo stati molto fortunati. Per quanto riguarda il gruppo del Politecnico, i guai maggiori sono stati a livello meccanico: qualche foratura, qualche caduta. La più disastrosa, una caduta “causata” dal freno a disco anteriore di una delle mountain-bike. Un freno fin troppo potente!

NBM: Invece cosa è andato sorprendentemente bene?

Paolo: A posteriori, posso dire che non potevamo avere di più: belle giornate, tramonti spettacolari (eravamo in maggio), paesaggi stupendi. E considerando che, da parte di noi registi, nulla era stato precedentemente programmato, non ci siamo (quasi) mai persi, nè abbiamo (quasi) mai perso il gruppo.

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NBM: Viaggiando in questo modo, qual è stata la vostra percezione del tempo?

Paolo: Sette giorni in bicicletta credo acquivalgano a un mese o due di vita, a livello di pura percezione temporale. Ora posso dire di capire i ciclisti professionisti quando parlano dei grandi giri come di avventure epiche, leggendarie, dalla durata quasi eterna. D’altronde basta poco per darvi l’idea: pensate di dover andare in automobile da Piacenza a Cremona, e alla rapidità di questo viaggio di 40 Km dritti e monotoni. Ora cambiate mezzo, salite su una bicicletta e disponete questi 40 km su strade e stradine di campagna e argini fluviali, tra pioppeti e campi di grano, con 30 kg di zavorra, con tutto ciò che vi serve per vivere attaccato alla vostra bicicletta (altro che bici in carbonio da 7 kg!).

NBM: Il posto più bello? il ricordo più bello di questa esperienza?

Paolo: La sorpesa maggiore forse ce l’ha data Piacenza, e infatti abbiamo voluto sottolinearlo nel film. L’abbiamo vista mille volte dalla sopraelevata dell’autostrada ma, ci scuseranno i piacentini, non eravamo mai scesi da quei maledetti ponti di cemento, ed è una città bellissma, piena di storia, arte, fascino. Potrei dire la stessa cosa per Pavia, Cremona, Chioggia, per luoghi “minori” come i paesi turriti dell’alessandrino, le città fortificate, le ville dell’Emilia e del Veneto, le tante infrastrutture legate al fiume: dighe, centrali idroelettriche, idrovore: dal Canale Cavour a Chivasso al Museo della Bonifica di Cà Vendramin a Taglio di Po, la Pianura Padana è piena di luoghi e architetture sorprendenti, inaspettate.

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NBM: Paolo è l’autore di “L’ultimo kilometro”: qual è il vostro rapporto con la bicicletta?

Paolo: Dei tre registi, io e Pino siamo i due ciclisti, ma credo che anche Stefano dopo l’esperienza fatta ci stia pensando seriamente su. Io sono (purtroppo, per motivi lavorativi) un ciclista della domenica o poco più, arrivo a malapena a 2000 km all’anno, tutti fatti in biciletta da corsa, tra le salite di Langhe e Roero.

NBM: Ultima domanda: consigliateci un posto dove vale la pena andare a mangiare!

Paolo: Qui cascate male, ragazzi, perchè abbiamo avuto davvero poco tempo per concederci golosità e piaceri della tavola! Però vi consiglio di mangiare lungo il Po, fuori dai grossi centri abitati, se non altro per sostenere quei pochi coraggiosi che ancora resistono lungo le  abbandonate rive del Po e, chissà, per incentivarne altri ad aprire attvità e spazi attrezzati! Confidando nel successo di Vento, un progetto, come direbbe qualcuno, davvero “straordinario”!

Ora non vi resta che vedere il film. Come fare? semplicissimo!

Avete due opzioni: potete vederlo  in streaming HD oppure potete acquistare una copia del DVD.

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da Dailyslow.it
di Francesca Fiore

Una ciclovia naturale sulle sommità del nostro fiume maggiore, che unisce le Alpi con il mar Adriatico: è il viaggio fatto da 5 intrepidi cicloturisti per realizzare il progetto “VENTO. L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”. Seicentotrenta chilometri in bicicletta lungo il Po, per riscoprire territori abbandonati di rara bellezza e dimostrare che è un altro modo di viaggiare è possibile.

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Loro sono Paolo, Diana, Alessandro, Chiara ed Ercole, ma al gruppo iniziale si uniranno tante persone incontrate durante il percorso: il loro viaggio lungo la dorsale cicloturistica, come l’hanno battezzata, punta i riflettori su un patrimonio esistente e sottovalutato. In otto giorni, questi cinque cicloturisti dimostrano che è possibile unire Venezia con Torino, le Alpi con il delta del Po, sull’Adriatico: un percorso che esiste già, ma che andrebbe attrezzato e valorizzato.

A capo della spedizione c’è Paolo Pileri, 46 enne ingegnere del Dastu, presso il Politecnico di Milano, specializzato in pianificazione territoriale, ideatore del viaggio e del progetto: con lui due dei suoi assistenti, una studentessa ed un ex manager che si occupa di marketing. I tre registi Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia li hanno seguiti lungo un percorso in 15 tappe, che ha toccato 30 città di 4 regioni, in 15 tappe. Ecco il trailer del documentario.

Daily Slow ha intervistato uno dei tre registi di Vento, Paolo Casalis.

Paolo, il vostro documentario, oltre a mostrare una prospettiva sul viaggio completamente diversa da quella canonica, mira a dimostrare che la “dorsale cicloturistica” di 630 chilometri che avete affrontato è fattibile, sia dal punto di vista economico che ambientale. Quali sono le principali difficoltà incontrate dai ciclisti nell’affrontare le 15 tappe del viaggio?

“L’organizzazione del viaggio è stata ad opera del Politecnico di Milano e dei ragazzi che partecipavano. Noi registi li abbiamo seguiti e spesso ci siamo anche persi: Alessandro, il nostro cartografo, ha dovuto tracciare un percorso che si snodava fra stradine sterrate neanche segnate sulle mappe, le difficoltà sono state molte e di vario genere”

Ce le racconti?

“Innanzitutto sono state di tipo fisico e logistico: sbarre che inibiscono il passaggio non solo alle auto ma anche alle bici, ponti che devi attraversare caricando la bici sulle spalle, treni inadeguati ai servizi. Inoltre, la gran parte delle zone che costeggiano il Po sono state abbandonate per i centri urbani: in molti tratti non c’è nessun servizio, nessuna segnaletica, nessun punto di ristoro. Pedalando sugli argini del fiume, che sono delle piste ciclabili naturali, per chilometri non si incontra nessuno: terre che una volta erano vive e piene di relazioni economico-sociali, ora del tutto disabitate”.

Nel documentario si parla appunto di intermodalità: qualcosa di fondamentale per un cicloturista, che affronta viaggi lunghi e che deve portare con sé tutta la sua attrezzatura. Ci spieghi cos’è?

“L’intermodalità è la capacità di potersi servire di diversi mezzi per arrivare alla propria meta: nel video si vedono Paolo e gli altri che devono salire separatamente su due treni diversi, perché nessuno è attrezzato per le bici. Se un ciclista affronta un viaggio di duecento, trecento chilometri ha bisogno di trovare un dato tipo di strutture, altrimenti non lo affronta per nulla e prende l’automobile”.

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Lungo le molte tappe del percorso, il team di Vento ha riscoperto luoghi e città da prospettive diverse, che mettono il viaggiatore a stretto contatto con le attività umane, economiche, culturali dei territori attraversati e determinano un modo di viaggiare “relazionale”. Nel documentario si notano le conversazioni che la squadra intreccia con viaggiatori sulla via Francigena, con altri cicloturisti stranieri nel pavese o con i capitani delle poche barche rimaste. Pedalare è anche un modo per stringere contatti?

“Lo è, eccome. In luoghi del genere poi, dove davvero senti l’abbandono e la bellezza intrecciarsi insieme, lo è in modo particolare. Una volta questi posti erano animati da allevatori, agricoltori e pescatori: c’erano bar, strutture, servizi di ogni tipo. Adesso tutto è fermo, e le poche persone che incontri hanno voglia di parlare: si stringono rapporti fugaci ma intensi, si parla del pedalare, della gestione dell’ Italia. E’ un tipo di contatto diverso da quello che hai negli hotel o nei ristoranti dei centri urbani”.

Parlaci del Po dimenticato.

“Il Po è il leitmovit del viaggio: la squadra lo ha preso a Torino e lo ha lasciato al suo delta, per poi fare la tappa finale verso Venezia. Gli argini sono piste ciclabili naturali, il paesaggio cambia ma lui continua ad unire un’Italia dai mille campanili, oggi più che mai. Comunità divise con progetti frammentari che però vengono tenute insieme dal fiume: una realtà incredibile, da sfruttare subito. La pista c’è già, pensato cosa significherebbe per il turismo locale, riuscire ad attrezzare e rendere percorribile l’intera ciclovia: basterebbe poco”

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La dorsale cicloturistica costerebbe appunto 80 milioni di euro: il costo di due chilometri di autostrade. Un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, nuova prosperità per le zone attraversate e sicuramente un’importante azione di tutela dell’ambiente. Il vostro progetto, inoltre, ha compiuto una sorta di mappatura dei luoghi e delle mancanze riscontrate?

“Si i documenti sono a cura del Politecnico: ad ogni tappa si faceva una conferenza, illustrando mancanze e ostacoli, suggerendo idee e cercando anche di stringere intese. Hanno fatto un lavoro immenso: speriamo non vada perduto. L’obiettivo del team, infatti, era duplice: da un lato dimostrare che la pista c’è già che basterebbe poco per renderla agevole; dall’altro l’obietivo era anche quello di muovere qualcosa nelle amministrazioni locali”

Manca l’idea di rete.

“Assolutamente: ognuno fa la sua parte di pista ciclabile, dove va bene, senza trovare connessioni con le opere del Comune limitrofo. Cambiano le amministrazioni, cambiamo progetti e prospettive, non c’è nessuno spirito di condivisione dei problemi e soluzioni. E questo non vuol dire che i nostri incontri non siano stati stimolanti o non abbiano suscitato interesse”

La proposta fatta dal Politecnico per realizzare la dorsale Vento a che punto è?

“Il Politecnico si sta muovendo molto: personalmente so che il progetto è stato inserito fra i trenta da realizzare per l’Expo 2015. Speriamo bene: l’interesse suscitato sembra molto e so che Paolo e gli altri del Politecnico non si arrenderanno facilmente: anziché fare opere costose come la Tav, realizzare Vento significherebbe impiegare pochissime risorse ma in un modo molto fruttuoso, dando la possibilità a questi territorio di tornare a nuova vita”.

Come si può vedere il vostro documentario? Avete appuntamenti all’orizzonte?

“Stiamo organizzando le presentazioni e partecipando a festival: ci siamo auto prodotti e auto distribuiti. Vento, ad ogni modo, si può acquistare in dvd o vedere in streaming ad un costo irrisorio, che serve a ripagarci delle spese della realizzazione del documentario”.

Per vedere il documentario in streaming, o acquistarne il Dvd, clicca qui.

Tutte le tappe toccate dal progetto “Vento, L’Italia in bicicletta lungo il fiume Po”

Condividiamo con voi la recensione del film scritta da Daniela Falchero per Greenews.info

È di questi giorni l’uscita del film Vento, ovvero la storia di un viaggio su due ruote che è anche la dimostrazione pratica di un progetto tutto italiano pensato per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po da Torino a Venezia e viceversa. Da qui l’acronimo VenTo che dà il nome al progetto e il titolo al documentario realizzato da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia. I tre registi hanno seguito nel loro viaggio in bicicletta da Milano a Venezia i promotori del progetto, un gruppo di professori del Dastu, presso il Politecnico di Milano.

Paolo Pileri, 46 anni, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, è il motore dell’iniziativa nonché l’ideatore di questo road-show di 8 giorni che per 630 Km ha attraversato 30 città di 4 regioni e in 15 tappe ha raccontato e diffuso le intenzioni di Vento. In questa missione lo hanno accompagnato i suoi assistenti, gli architetti Diana Giudici e Alessandro Giacomel, rispettivamente responsabile della comunicazione e responsabile scientifico della spedizione. Hanno fatto parte della squadra anche Chiara Catarozzolo, studentessa pugliese di 23 anni trasferitasi a Milano per gli studi, ed Ercole Giammarco, 50 anni, ex manager ora consulente di marketing, appassionato di cicloturismo e promotore di Cyclopride.

Insieme, i cinque ciclisti hanno accolto la sfida di dimostrare che percorrere tutta l’Italia in orizzontale dalle Alpi all’Adriatico in bicicletta è fattibile. Basterebbe costruire una pista lungo il percorso naturale del fiume Po, realizzando quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, al costo di 80 milioni di euro, equivalenti al prezzo di 2 km di autostrada.
L’idea è interessante sotto più punti di vista, da quello economico – Vento per esempio rappresenterebbe un primo passo verso il cicloturismo, settore ancora inesplorato in Italia e dalle notevoli potenzialità – fino a quello sociale e culturale, per la riscoperta del territorio che offre e la generazione di un indotto ad ampio respiro. Il documentario ha voluto raccontare l’entusiasmo e gli imprevisti che gli stessi promotori hanno incontrato durante il viaggio. Perché alla fatica della tabella di marcia si sono aggiunte le condizioni climatiche non sempre favorevoli e le scoperte poco piacevoli del percorso, dai passaggi sbarrati e difficili da superare in bicicletta alle limitazioni imposte sui treni a chi viaggia su due ruote.

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La pellicola ha il merito di calare questo progetto già nella vita quotidiana, grazie a un montaggio accurato e fedele agli eventi, cui si somma il valore aggiunto dell’alternare alle immagini del viaggio numerose foto d’epoca dei luoghi attraversati dai cinque protagonisti. Un parallelo che mette a confronto due epoche non troppo distanti fra loro temporalmente (si parla di solo 50 anni), ma molto diverse nello stile di vita. Una riflessione garbata e discreta dei registi sulla possibilità che Vento offre di tornare a un rapporto più stretto e conviviale con il fiume e in generale a quel downshifting di cui oggi tanto si parla. Per chi volesse avventurarsi in questo road movie su due ruote il documentario è già disponibile in DVD o via streaming.

Daniela Falchero